(Adnkronos) - Le compagnie aeree hanno cancellato oltre 12.000 voli negli Usa programmati per sabato e domenica a causa della massiccia tempesta di neve e ghiaccio che sta colpendo il Paese. Secondo FlightAware, le compagnie aeree, riferisce 'Cbs', hanno cancellato oltre 3.700 voli oggi e oltre 8.200 per domani, il maggior numero di cancellazioni per un solo giorno dal Covid nel marzo 2020. A Oklahoma City, tutti i voli del sabato all'aeroporto internazionale Will Rogers sono stati cancellati. E anche tutti i voli programmati per domenica mattina. L'aeroporto internazionale di Dallas-Fort Worth, l'aeroporto internazionale di Nashville e l'aeroporto internazionale di Charlotte Douglas sono stati tra gli aeroporti più colpiti. Il presidente americano Donald Trump ha approvato lo stato di emergenza per Tennessee, Georgia, North Carolina, Maryland, Arkansas, Kentucky, Louisiana, Mississippi, Indiana e Virginia occidentale. ''Stiamo lavorando a stretto contatto con la Fema'', l'agenzia americana che gestisce le emergenze, ''i governatori e i team di gestione delle emergenze statali per garantire la sicurezza di tutti. State al sicuro e al caldo!'', ha scritto Trump su Truth Social. La tempesta, definita "insolitamente estesa e di lunga durata" dai servizi meteorologici nazionali (Nws), è provocata dall’arrivo di una massa d’aria artica proveniente dal Canada. A Dallas il termometro è sceso a -6°C sabato e si prepara a essere colpita in giornata da una tempesta di pioggia gelata. Secondo il sito poweroutage.us, sabato alle 21. Gmt circa 57.000 abitazioni e attività commerciali in Texas erano senza elettricità, così come oltre 43.000 nello Stato vicino della Louisiana. Circa 50mila persone si sono inoltre svegliate senza elettricità. Lo indicano i dati di poweroutage.us spiegando che 17.977 clienti in Texas hanno subito interruzioni di elettricità, mentre in Minnesota sono stati 4.495 e in California 4.084. Migliaia di persone sono rimaste senza elettricità anche in Arkansas, Michigan, Pennsylvania, Mississippi e nelle Isole Vergini.
(Adnkronos) - In collaborazione con: Pegaso La tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro rappresenta oggi una delle sfide più complesse e al contempo fondamentali per il tessuto produttivo moderno. Non si tratta più soltanto di ottemperare a una serie di obblighi burocratici o di fornire attrezzature standardizzate, bensì di implementare una vera e propria cultura della prevenzione che permei ogni livello dell'organizzazione aziendale. In questo scenario, i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) assumono un ruolo centrale, trasformandosi da semplici oggetti di vestiario o equipaggiamento a strumenti sofisticati di salvaguardia della vita umana. L'evoluzione normativa e tecnologica ha spinto le aziende a riconsiderare il proprio approccio, passando da una visione reattiva, che interveniva solo a seguito di incidenti o prescrizioni, a una visione proattiva e integrata. La prevenzione attiva richiede un impegno costante nell'analisi dei rischi, nella formazione del personale e nella selezione accurata delle tecnologie più idonee a mitigare i pericoli specifici di ogni mansione. Questo approfondimento si propone di esplorare in profondità le dinamiche che legano l'utilizzo dei DPI alla salute occupazionale, analizzando le responsabilità datoriali, le procedure di gestione e le prospettive future di un settore in continua evoluzione, dove il benessere del lavoratore diventa il vero motore della produttività e della sostenibilità d'impresa. La sicurezza sul lavoro si fonda su un articolato sistema normativo che stabilisce criteri rigorosi per l'identificazione dei rischi e la selezione degli strumenti di protezione più appropriati. Questo quadro legislativo rappresenta il pilastro su cui le aziende costruiscono le proprie strategie preventive, definendo obblighi e responsabilità precise per tutti gli attori coinvolti. Il panorama legislativo in materia di sicurezza sul lavoro è vasto e articolato, concepito per creare un ambiente in cui il rischio sia ridotto al minimo tecnicamente possibile. Al vertice di questa piramide di responsabilità si colloca il datore di lavoro, figura chiave su cui ricade l'onere non solo formale ma sostanziale di garantire l'incolumità dei propri dipendenti. Le normative attuali impongono un approccio analitico che parte dalla valutazione dei rischi presenti in azienda. Non è sufficiente acquistare dei dispositivi di protezione generici. È necessario che ogni scelta sia il frutto di un'analisi dettagliata delle minacce specifiche che non possono essere evitate o sufficientemente limitate con mezzi di protezione collettiva o con misure organizzative. Il legislatore ha voluto sottolineare che il DPI deve essere considerato l'ultima barriera, da impiegare quando ogni altro intervento tecnico o procedurale si sia rivelato insufficiente. In questo contesto, il datore di lavoro ha il dovere di aggiornare costantemente il documento di valutazione dei rischi, assicurandosi che i dispositivi forniti siano adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro, ergonomici e compatibili con le esigenze di salute del lavoratore. La mancata osservanza di questi principi non comporta solo sanzioni amministrative o penali, ma mina alla base il patto di fiducia tra azienda e lavoratori, esponendo l'organizzazione a gravi ripercussioni reputazionali e operative. La corretta individuazione del Dispositivo di Protezione Individuale passa inevitabilmente attraverso una rigorosa classificazione dei rischi. Le normative tecniche suddividono i DPI in diverse categorie, graduate in base alla gravità del danno fisico che il dispositivo è chiamato a prevenire. Si spazia dalla prima categoria, destinata a rischi minori e di lieve entità che possono essere percepiti tempestivamente dall'utilizzatore, fino alla terza categoria, che comprende i dispositivi complessi destinati a proteggere da rischi che possono causare conseguenze molto gravi, come la morte o danni irreversibili alla salute. Questa distinzione non è puramente accademica ma guida l'intero processo di approvvigionamento aziendale. Selezionare il dispositivo corretto significa analizzare non solo la tipologia di pericolo, sia esso chimico, meccanico, biologico o acustico, ma anche l'intensità e la durata dell'esposizione. Un errore in questa fase può rendere vana l'intera strategia di prevenzione. Ad esempio, fornire una protezione respiratoria non adeguata alla concentrazione di inquinanti presenti nell'aria può creare un falso senso di sicurezza nel lavoratore, esponendolo a rischi ancora maggiori. Le aziende devono quindi avvalersi di competenze tecniche specifiche, spesso supportate dal Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, per incrociare i dati ambientali con le specifiche tecniche dei prodotti disponibili sul mercato, garantendo che ogni DPI offra il livello di attenuazione del rischio richiesto dalla legge e dalla scienza medica. Il valore della certificazione e della conformità agli standard europei In un mercato globale in cui la circolazione delle merci è rapida e talvolta poco controllata, la verifica della conformità tecnica dei DPI assume un'importanza vitale. La marcatura CE non è un semplice logo da apporre sulla confezione, ma rappresenta l'attestazione che il prodotto soddisfa i requisiti essenziali di salute e sicurezza stabiliti dalle direttive e dai regolamenti dell'Unione Europea. Per i dispositivi di seconda e terza categoria, questa conformità deve essere validata da un organismo notificato indipendente, che sottopone il prodotto a test di laboratorio rigorosi per verificarne la resistenza, la durata e l'efficacia protettiva. Le aziende hanno il dovere di vigilare affinché i dispositivi introdotti in azienda siano accompagnati dalla corretta documentazione, inclusa la dichiarazione di conformità e le istruzioni d'uso nella lingua dell'utilizzatore. L'utilizzo di dispositivi non certificati o contraffatti rappresenta una delle insidie più pericolose per la sicurezza sul lavoro. Spesso tali prodotti, pur apparendo simili agli originali, sono realizzati con materiali scadenti che non garantiscono alcuna protezione reale in caso di incidente. La politica aziendale di acquisto deve quindi privilegiare fornitori affidabili e canali ufficiali, rifiutando logiche di mero risparmio economico che potrebbero tradursi in costi umani incalcolabili. La conformità agli standard è la prima garanzia di funzionalità e rappresenta l'unico scudo legale e morale valido in caso di contestazioni o infortuni. Acquisire dispositivi di protezione rappresenta solo il punto di partenza di un percorso ben più articolato. L'efficacia della sicurezza dipende da un ciclo virtuoso che integra formazione costante, manutenzione accurata e verifiche periodiche, coinvolgendo attivamente ogni figura professionale presente nell'organizzazione aziendale. Possedere il miglior dispositivo di protezione sul mercato è del tutto inutile se il lavoratore non è in grado di utilizzarlo correttamente. La formazione e l'addestramento rappresentano il ponte che collega la tecnologia all'uomo. Non si tratta semplicemente di illustrare come indossare un casco o un'imbracatura, ma di trasferire la consapevolezza del perché quel gesto è necessario. I percorsi formativi devono essere specifici per la mansione svolta e devono includere prove pratiche che simulino le condizioni reali di utilizzo. Un addestramento efficace abbatte la resistenza psicologica all'uso del DPI, spesso visto come un impedimento o un fastidio, trasformandolo in uno strumento familiare e indispensabile. Durante le sessioni formative è essenziale spiegare anche i limiti del dispositivo. Il lavoratore deve sapere fino a che punto è protetto e quali comportamenti potrebbero compromettere l'efficacia della protezione stessa. Ad esempio, l'uso combinato di occhiali e cuffie antirumore potrebbe ridurre l'aderenza di queste ultime e quindi la loro capacità di isolamento acustico. I formatori devono essere qualificati e capaci di comunicare in modo chiaro ed empatico, superando le barriere linguistiche o culturali che spesso caratterizzano la forza lavoro moderna. La formazione non è un evento una tantum, ma un processo continuo di aggiornamento e richiamo, necessario per mantenere alta l'attenzione e correggere eventuali cattive abitudini che tendono a consolidarsi col tempo. I DPI sono soggetti a usura, invecchiamento e deterioramento, fattori che possono ridurne drasticamente le capacità protettive senza che ciò sia immediatamente visibile a occhio nudo. Per questo motivo, le aziende devono implementare rigorosi piani di manutenzione e revisione. Ogni dispositivo ha una sua "vita utile" indicata dal fabbricante, ma questa può essere accorciata da condizioni d'uso gravose, esposizione a agenti chimici o cattiva conservazione. È necessario istituire un registro di controllo dove annotare le date di consegna, le ispezioni periodiche e le eventuali riparazioni effettuate. La gestione dei dispositivi di terza categoria, come quelli per la protezione dalle cadute dall'alto, richiede un'attenzione ancora maggiore e controlli annuali obbligatori da parte di personale competente. In questo ambito è importante scegliere aziende certificate che offrono anche servizi di consulenza e revisione dei DPI sicure, come il leader di settore Pegaso Anticaduta, in questo modo è possibile prevenire il degrado invisibile dei materiali e garantire che ogni singolo componente del sistema di sicurezza mantenga inalterate le sue prestazioni originali. Una gestione oculata prevede anche la sostituzione preventiva dei dispositivi che mostrano segni di cedimento o che hanno superato la data di scadenza, evitando di esporre il lavoratore al rischio di un fallimento strutturale del DPI nel momento del bisogno. La sicurezza è un concetto partecipativo che non può essere imposto solo dall'alto. Il lavoratore è la prima sentinella della propria incolumità e di quella dei colleghi. È fondamentale instaurare un clima aziendale in cui la segnalazione di un difetto o di un malfunzionamento del DPI non venga vista come una lamentela, ma come un contributo prezioso al sistema di prevenzione. I lavoratori devono essere incoraggiati a ispezionare visivamente i propri dispositivi prima di ogni utilizzo, verificando l'integrità delle cuciture, la pulizia delle lenti o lo stato delle batterie nei dispositivi elettronici. L'obbligo di cura dei DPI consegnati è sancito dalla legge, ma la sua applicazione pratica dipende dalla cultura aziendale. Un lavoratore responsabilizzato non abbandonerà il proprio equipaggiamento in luoghi non idonei, non lo modificherà arbitrariamente e ne segnalerà tempestivamente la necessità di sostituzione. Le procedure aziendali devono facilitare questo flusso di informazioni, prevedendo canali rapidi per la richiesta di nuovi dispositivi o per la segnalazione di anomalie. Quando il lavoratore si sente parte attiva del processo di sicurezza, l'aderenza alle regole aumenta spontaneamente e il livello complessivo di rischio diminuisce, creando un ambiente di lavoro più sereno e collaborativo. La rivoluzione digitale sta trasformando radicalmente il settore della sicurezza sul lavoro. I dispositivi intelligenti e i nuovi modelli organizzativi stanno spostando il paradigma dalla protezione passiva a sistemi avanzati di monitoraggio in tempo reale, aprendo scenari inediti nella prevenzione degli infortuni e nella tutela della salute dei lavoratori. Il futuro della sicurezza sul lavoro è strettamente legato all'avvento dei cosiddetti "Smart DPI". La tecnologia indossabile sta aprendo scenari fino a pochi anni fa impensabili, integrando sensori e moduli di comunicazione direttamente nell'equipaggiamento di protezione. Caschi dotati di sensori di impatto, gilet in grado di monitorare i parametri vitali o scarpe che segnalano la presenza di uomo a terra sono solo alcuni esempi di come l'innovazione stia trasformando il settore. Questi dispositivi non si limitano a proteggere in caso di incidente, ma agiscono preventivamente fornendo dati in tempo reale sullo stato di salute del lavoratore e sulle condizioni ambientali. L'integrazione con l'Internet of Things (IoT) permette di creare una rete di sicurezza che avvisa la centrale operativa in caso di ingresso in zone interdette o di esposizione a livelli pericolosi di gas tossici. Tuttavia, l'adozione di queste tecnologie pone nuove sfide in termini di privacy e gestione dei dati, che le aziende devono affrontare con trasparenza e nel rispetto delle normative. Nonostante queste complessità, il vantaggio in termini di tempi di reazione ai soccorsi e di prevenzione delle malattie professionali è innegabile. La tecnologia diventa così un alleato invisibile ma onnipresente, capace di elevare gli standard di sicurezza a livelli di eccellenza. L'ambiente di lavoro moderno è un organismo in continua mutazione, soggetto a cambiamenti nei processi produttivi, nei layout aziendali e nelle sostanze utilizzate. Di conseguenza, la valutazione dei rischi non può essere un documento statico, redatto una volta e dimenticato in un cassetto. Un approccio di prevenzione attiva richiede una revisione dinamica e continua delle strategie di protezione. L'introduzione di un nuovo macchinario, la modifica di una turnazione o l'emergere di nuovi rischi epidemiologici impongono una ri-valutazione immediata dell'adeguatezza dei DPI in uso. Le aziende più virtuose adottano sistemi di gestione della sicurezza che prevedono audit regolari e il coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori per identificare i nuovi pericoli emergenti. Questo processo ciclico assicura che i dispositivi forniti siano sempre allineati alle reali esigenze operative. Inoltre, l'analisi degli incidenti mancati, i cosiddetti "near miss", fornisce dati preziosi per correggere il tiro prima che si verifichi un infortunio reale. Aggiornare la valutazione dei rischi significa anche restare al passo con l'evoluzione del mercato dei DPI, valutando periodicamente se esistono nuove soluzioni tecniche in grado di offrire una protezione superiore o un maggiore comfort, fattore quest'ultimo determinante per garantire l'uso continuativo del dispositivo. Investire in DPI di alta qualità e in una gestione attenta della sicurezza non deve essere visto come un costo, bensì come un investimento strategico ad alto rendimento. I dati statistici dimostrano inequivocabilmente che le aziende con elevati standard di sicurezza registrano una minore incidenza di infortuni e malattie professionali, con una conseguente riduzione dei costi legati all'assenteismo, ai premi assicurativi e alle interruzioni della produzione. Oltre ai benefici economici diretti, vi è un impatto positivo intangibile ma potente sul clima aziendale. Lavorare in un ambiente percepito come sicuro aumenta la motivazione, la concentrazione e il senso di appartenenza dei dipendenti. La reputazione aziendale ne esce rafforzata, attirando talenti migliori e consolidando la fiducia di clienti e partner commerciali che sono sempre più attenti alle tematiche etiche e sociali. Una strategia di prevenzione attiva trasforma la sicurezza da obbligo legale a valore competitivo. Le aziende che comprendono questa dinamica non si limitano a distribuire scarpe e caschi, ma costruiscono un ecosistema di benessere che protegge il capitale umano, la risorsa più preziosa di qualsiasi organizzazione, garantendo la sostenibilità del business nel lungo periodo. L'analisi condotta evidenzia come il tema dei Dispositivi di Protezione Individuale e della salute sul lavoro sia ben lontano dall'essere una semplice questione di conformità burocratica. Si tratta, al contrario, di un sistema complesso e interconnesso dove la tecnologia, la normativa e il fattore umano devono dialogare costantemente. Il ruolo delle aziende è determinante: non possono limitarsi a essere meri fornitori di attrezzature, ma devono evolversi in garanti attivi della sicurezza, promotori di formazione e pionieri nell'adozione di nuove tecnologie protettive. La prevenzione attiva richiede visione, costanza e risorse, ma restituisce valore sotto forma di vite preservate, salute tutelata e maggiore efficienza operativa. In un mondo del lavoro che cambia rapidamente, la capacità di anticipare i rischi e di gestire la sicurezza con intelligenza e partecipazione rappresenta l'unica via percorribile per costruire un futuro in cui il lavoro sia sinonimo di dignità e realizzazione, mai di pericolo. Solo attraverso una collaborazione stretta tra datori di lavoro, lavoratori e istituzioni sarà possibile raggiungere l'obiettivo "zero infortuni", trasformando la sicurezza in un patrimonio culturale condiviso e irrinunciabile.
(Adnkronos) - Un’infrastruttura utilizzata quotidianamente dalla comunità in grado di produrre energia green: con il nuovo impianto fotovoltaico da 789 kWp installato sulle pensiline del parcheggio del Forum di Assago, Cap Evolution ha sviluppato un modello innovativo di produzione di energia rinnovabile integrato nello spazio urbano, senza consumare ulteriore suolo. Un intervento che riduce il ricorso a fonti fossili e valorizza superfici già esistenti trasformandole in un asset energetico, con benefici ambientali e operativi concreti. L'intervento valorizza un asset strategico per la comunità in vista del 2026, anno in cui il Forum di Assago (Milano ice skating arena) diventerà una delle sedi ufficiali della sfida olimpica invernale. L'impianto di Cap Evolution contribuisce così a presentare la struttura all'appuntamento con i massimi standard di sostenibilità. Realizzato all'interno di un progetto di oltre 6 milioni di euro di investimento che prevede una potenza totale di oltre 4.000 kWp sviluppato da Gruppo Cap, gestore del servizio idrico integrato, nell’ambito di un progetto di cooperazione pubblico-pubblico orientato alla decarbonizzazione. Un esempio che rafforza la strategia di decarbonizzazione del Gruppo e ne evidenzia l’approccio all’innovazione: soluzioni integrate che uniscono energia rinnovabile, modernizzazione delle infrastrutture e gestione responsabile delle risorse. "Questo progetto -spiega Alessandro Reginato, direttore generale di Cap Evolution- dimostra come le infrastrutture urbane, se progettate in modo integrato, possano diventare leve concrete della transizione energetica. Con l’impianto fotovoltaico installato sulle pensiline del parcheggio, Cap Evolution ha valorizzato superfici già impermeabilizzate e pienamente inserite nel tessuto cittadino, trasformandole in un asset energetico a supporto della decarbonizzazione. È un esempio di come innovazione, sostenibilità e modernizzazione delle infrastrutture possano convergere in soluzioni replicabili, in grado di generare benefici ambientali, economici e operativi duraturi per il territorio". Il parco fotovoltaico sorge sulle pensiline del parcheggio C del Forum, adiacente al depuratore di Assago, in una soluzione perfettamente integrata nel tessuto urbano che collega direttamente il luogo di produzione dell’energia al sito di consumo, valorizzando gli spazi già esistenti. L'intervento è stato realizzato su superfici asfaltate già impermeabilizzate, senza ulteriore consumo di suolo. Le nuove pensiline fotovoltaiche del parcheggio sono realizzate con una struttura in acciaio e poggiano su supporti di bilanciamento in cemento armato, progettati per garantire stabilità e sicurezza. Ogni modulo copre due posti auto ed è disponibile in due configurazioni, con lunghezze di 61,40 metri e 93 metri, entrambe con una larghezza di 10,60 metri. La copertura è a falda unica (inclinata in un solo verso), una scelta che favorisce il deflusso dell’acqua piovana e rende più semplice la manutenzione. I supporti, posizionati a un interasse di 8,20 metri, assicurano solidità all’insieme senza richiedere interventi invasivi sulla pavimentazione esistente. Da un punto di vista tecnico, l’impianto ha una potenza complessiva di 789,48 kWp ed è composto da 1.548 moduli fotovoltaici in silicio monocristallino, ciascuno con potenza di picco pari a 510 Wp. Il sistema di conversione dell’energia include tre inverter, due da 225 kW e uno da 300 kW lato Ac, progettati per garantire efficienza e affidabilità nel tempo. L’intervento completato da Cap Evolution nel parcheggio del Forum fa parte del master plan fotovoltaico di Gruppo Cap. All’interno dell’area del depuratore di Assago, uno degli impianti principali del gruppo, che consuma ogni anno tra 9 e 10 GWh di energia elettrica, sono già presenti pannelli fotovoltaici per una potenza complessiva di 832,53 kWp, installati sui tetti degli edifici e su superfici a livello del suolo. Con il completamento delle pensiline e degli altri lavori realizzati nel corso del 2025, la capacità totale raggiunge 1.622 kWp, producendo circa 1,9 GWh di energia autoconsumata dal depuratore e contribuendo a ridurre il ricorso a fonti fossili. L'opera comporta inoltre un risparmio annuo superiore a 370.000 euro e una significativa diminuzione delle emissioni climalteranti associate al funzionamento dell’impianto. Il completamento del parco fotovoltaico all’interno del parcheggio del Forum si inserisce in un quadro più ampio di interventi avviati sul territorio di Assago, che comprendono anche la riqualificazione di aree urbane soggette ad allagamenti attraverso soluzioni ispirate alle 'nature based solutions'. Il progetto si inserisce tra gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica e della sostenibilità delle infrastrutture esistenti, generando benefici ambientali, economici e sociali duraturi per la comunità locale.