(Adnkronos) - Il legame tra alimentazione e salute è costantemente sotto i riflettori della scienza. Le proprietà di cibi e bevande sono note, come gli effetti sul benessere. Studi e ricerche allargano costantemente il proprio raggio, arrivando a 'indagare' ingredienti spesso fuori dai radar e dalla tavola. La Bbc si sofferma sulla 'cinquina' di alimenti scelti tra una rosa enorme di 1000 'candidati'. La bietola ha proprietà neuroprotettive, contribuisce a proteggere il sistema nervoso dagli effetti dell'invecchiamento. La bietola contiene nitrati, che aiutano l'organismo a produrre ossido nitrico, molecola che migliora la circolazione con effetti positivi sulla pressione sanguigna. La bietola contiene anche polifenoli, tra cui quercetina, kaempferolo e isoramnetina, antiossidanti che frenano i processi di infiammazione. La bietola è anche una buona fonte di fibre e contiene magnesio, vitamina K e luteina, importante per la salute degli occhi e del cervello. Un consiglio in cucina: meglio non bollirla troppo, altrimenti si rischiano di eliminare alcuni nutrienti. Il crescione è una verdura ricchissima di vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B6, C, E) e contiene calcio, magnesio, ferro e polifenoli, composti antiossidanti e antinfiammatori. La presenza di luteina e beta-carotene, che contribuiscono a sostenere la salute degli occhi e il sistema immunitario. Il consumo regolare di tale alimento contrasta i processi di infiammazione, collegati a lungo termine a malattie cardiache e al diabete. Fondamentale anche l'azione che contribuisce a ridurre i livelli di colesterolo cattivo. Con i broccoli, evidenzia la Bbc, è la fonte primaria di fenilisotiocianato, composto organico noto per la capacità di rallentare la crescita delle cellule tumorali. Il World Journal of Psychiatry, nel 2018, ha evidenziato le proprietà antidepressive per la densità di nutrienti, tra cui ferro, acidi grassi omega-3, magnesio, potassio e vitamine. Le mandorle sono ricche di acidi grassi monoinsaturi e vitamina E. Il consumo regolare, secondo le indicazioni di un nutrizionista, può aiutare a combattere il diabete e a migliorare la salute cardiovascolare riducendo il colesterolo 'cattivo' e consolidando quello 'buono'. Le proprietà delle mandorle sono legate ad uno studio che ha coinvolto 77 soggetti: ogni giorno hanno assunto 320 calorie in mandorle o cracker per 12 settimane. Tutti i partecipanti presentavano fattori di rischio per malattie croniche, come malattie cardiache o diabete di tipo 2, come l'ipertensione. Dopo il periodo di test, coloro che avevano mangiato le mandorle presentavano livelli più bassi di colesterolo 'cattivo', una migliore funzionalità intestinale e una riduzione dello stato generale di infiammazione. Un'altra ricerca del 2022, con 87 soggetti coinvolti, ha messo a confronto gli effetti legati al consumo di mandorle e di un muffin, ogni giorno per quattro settimane: le mandorle, intere o tritate, hanno favorito l'assunzione di acidi grassi monoinsaturi, fibre, potassio e altri nutrienti importanti. In particolare, è stato registrato l'aumento del livello di butirrato, un acido grasso a catena corta che alimenta le cellule che rivestono il colon. La barbabietola non è propriamente una rarità nelle ricette. In genere, però, si tende a consumare quasi sempre solo la radice. "La barbabietola è, in pratica, comunemente intesa come la radice ed è così che viene tipicamente venduta, preparata e utilizzata. Di conseguenza, le foglie tendono a non rientrare nelle consuete abitudini alimentari e spesso vengono semplicemente scartate", osserva il professor Luis Gustavo Saboia Ponte, ricercatore brasiliano all'Universidade Estadual de Campinas (Unicamp) e docente alla Universidade Paulista (Unip). "Le abitudini culturali influenzano fortemente ciò che è considerato commestibile o desiderabile, e in alcuni contesti, le parti a foglia delle verdure sono considerate secondarie o semplicemente sconosciute nella cucina quotidiana", afferma, evidenziando che le foglie di barbabietola sono ricche di calcio, ferro, vitamina K e vitamine del gruppo B. Le foglie di barbabietola tendono a contenere livelli più elevati di proteine e minerali e contengono composti con proprietà antiossidanti. In uno studio del 2019 su sovrappeso e adulti obesi con alti livelli di colesterolo 'cattivo', i partecipanti hanno mangiato foglie di barbabietola liofilizzate per quattro settimane. Risultato: riduzione del colesterolo. L'utilità della barbabietola, evidenzia Ponte, non va enfatizzata: servono ulteriori studi per confermare che le numerose proprietà vengano mantenute anche nel processo digestivo. I semi di zucca contengono elevate quantità di acidi grassi polinsaturi e monoinsaturi, associati a numerosi benefici per la salute e a un rischio più basso di contrarre numerose malattie. I semi di zucca contengono anche acido linoleico, acido oleico e acido palmitico, tutti con proprietà benefiche per il cuore. È stato anche dimostrato, evidenzia la Bbc, che i semi di zucca hanno proprietà neuroprotettive. Ciò significa che possono contribuire a proteggere il nostro sistema nervoso dai danni al cervello e ai nervi dovuti all'esposizione a sostanze tossiche, tra cui piombo e mercurio, o all'assunzione di medicinali e alcune bevande alcoliche. In uno studio pubblicato nel 2025, gli scienziati hanno diviso 50 ratti in cinque gruppi. Per due settimane, un gruppo ha ricevuto una dieta base, mentre agli altri sono stati somministrati integratori di semi di zucca tostati o crudi in due diverse quantità. Tutti i ratti a cui erano stati somministrati i semi di zucca hanno mostrato miglioramenti nelle funzioni cognitive e a livello di memoria. I maggiori benefici sono stati associati ai semi tostati:il processo di tostatura rende i nutrienti dei semi più biodisponibili, scomponendo le cellule.
(Adnkronos) - "Mentre in commissione Giustizia alla Camera emendamenti di carattere corporativo e lesivi della concorrenza vogliono cancellare, dalla legge delega di riforma della professione di commercialista, la giusta tutela delle attività svolte dai professionisti associativi ai sensi della Legge 4/2013, ed i vertici dei commercialisti interpretano sentenze di Cassazione e della Corte Costituzionale pro domo sua e non in modo oggettivo ed ovviamente ignorando la vera sentenza, questa si storica, della Corte Costituzionale n. 418/96 che ha ben definito il concetto di libertà di esercizio del lavoro autonomo professionale, i tributaristi dell’Istituto nazionale tributaristi (Int) hanno partecipato alla consultazione promossa dalla Commissione Ue sulla trasferibilità delle competenze per tutelare la concorrenza e il diritto al lavoro professionale". E' quanto si legge in una nota dell'Istituto nazionale tributaristi. "Si chiude infatti oggi, 27 febbraio 2026, la consultazione pubblica -continua la nota- sulla trasferibilità delle competenze al fine di agevolare la mobilità dei lavoratori nell'Ue, grazie alla trasparenza delle competenze e alla digitalizzazione, consultazione promossa dalla Commissione Europea nel dicembre scorso e segnalata sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) definendola un’iniziativa strategica per rendere più trasparente il riconoscimento delle competenze anche nelle professioni non regolamentate, in ordini o collegi ai sensi della Legge 4/2013". L'Istituto nazionale tributaristi (Int) ha partecipato, prima rispondendo all'apposito questionario, poi con un intervento specifico sulle professioni ex lege 4/2013. L'Int è intervenuto con il suo presidente, Riccardo Alemanno, che ha così esposto: "In merito alla trasferibilità delle competenze e all’agevolazione della mobilità dei lavoratori nell'UE grazie alla trasparenza delle competenze e alla digitalizzazione evidenziamo, al di là di una necessaria omogeneità delle regole e dei modelli adottati nei vari Paesi Ue, che in ambito Ue esistono professioni regolamentate e professioni non regolamentate, anche nell’ambito di uno stesso settore, e che, come già indicato dalla Corte dei Conti europea, l'eccesso di regolamentazione costituisce un evidente ostacolo allo stabilimento di un professionista all'interno dei Paesi Ue". "Occorrono pertanto -ha continuato- nuovi strumenti per attestare le certificazioni e per individuare le competenze, ciò al fine di modernizzare i sistemi organizzativi e di riconoscimento esistenti nei Paesi UE, che spesso producono effetti negativi sulla possibilità di stabilimento. in Italia la legge 4/2013 (professioni non organizzate in ordini o collegi) ha introdotto l'utilizzo in ambito professionale di due tipologie di attestazioni delle competenze, si tratta dell'attestato di qualità e di qualificazione professionale dei servizi prestati rilasciato dall'Associazione professionale di appartenenza e/o della certificazione ai sensi delle norme Uni (Ente italiano di normazione), a titolo esemplificativo la norma Uni 11511/2020 che definisce i requisiti relativi all'attività professionale del tributarista esercente attività professionale ai sensi della legge 4/2013", ha spiegato. "Tali certificazioni, rilasciate entrambe previa autorizzazione pubblica dei Ministeri competenti, devono essere adottate ai fini del riconoscimento delle competenze professionali all'interno dei Paesi Ue. Questa tipologia di certificazione, se adottata in modo uniforme dai Paesi Ue, garantire un più rapido ed efficace controllo, chiaro e trasparente, delle qualifiche e delle competenze che renderebbe più agevole lo stabilimento, nei vari Stati dell’Unione, dei professionisti", ha concluso.
(Adnkronos) - "Il 2026 è l’anno in cui la circolarità diventa una condizione strutturale per competere. Non è più un ambito specialistico o reputazionale: entra nei meccanismi economici, finanziari e industriali". Così Camilla Colucci, Ceo di Circularity, Società Benefit che accompagna le imprese nel percorso verso l’integrazione dei principi Esg nel proprio modello di business, ricostruisce con l'Adnkronos trend e tappe di questo 2026 sul fronte dell'economia circolare, individuando sfide e opportunità per il settore. "Tre passaggi sono decisivi - spiega - Il primo è l’entrata in applicazione operativa di norme chiave come il regolamento Ppwr sugli imballaggi, il diritto alla riparazione, l’estensione dell’Ecodesign e il Digital Product Passport previsti dall’Espr (Ecodesign for Sustainable Products Regulation). La progettazione dei prodotti cambia: riciclabilità reale, contenuto di riciclato, tracciabilità e dati diventano requisiti di mercato". Il secondo elemento è "la centralità delle filiere e delle materie prime seconde. Il 2026 consolida l’idea che il riciclo non sia solo gestione del rifiuto, ma leva di autonomia industriale e geopolitica, in coerenza con il Critical Raw Materials Act e gli obiettivi europei di copertura del fabbisogno tramite riciclo". Il terzo passaggio "riguarda la misurazione. Standard come la UNI/TS 11820 e l’allineamento agli indicatori europei rendono la circolarità auditabile. Finanza, banche e clienti chiedono Kpi, evidenze, Lca (Life Cycle Assessment) e coerenza con Tassonomia Ue e Csrd. È il passaggio definitivo da narrativa a governance". In questo quadro, prosegue, "l’Italia parte da una posizione di forza: se parliamo di riciclo, siamo leader europei nel tasso di utilizzo circolare di materia dopo l’Olanda e il Belgio (21,6% contro una media Ue del 12,2% nel 2024) e superiamo già oggi i target Ue sul riciclo degli imballaggi. Tuttavia, le criticità non mancano. La filiera della plastica è un caso emblematico: a fronte di buoni volumi di raccolta, persistono squilibri tra domanda e offerta di materiale riciclato e problemi di competitività industriale. Un’altra sfida cruciale riguarda i Raee e le batterie: i tassi di raccolta restano lontani dagli obiettivi europei". Infine, "la dipendenza dalle importazioni di materiali, cresciute in valore in modo significativo negli ultimi anni, espone le imprese a volatilità e rischi geopolitici, per cui integrare la circolarità nella gestione del rischio supply chain diventa una priorità". Per le imprese italiane "la vera sfida sarà integrare la circolarità nei processi core come procurement, progettazione, contrattualistica, gestione del rischio e non trattarla come funzione separata o solo reputazionale. Gli impatti potenziali sono chiari: maggiore efficienza operativa, miglior accesso al credito ma anche maggiore esposizione a rischi normativi e di non conformità per chi non si adegua". In vista di queste tappe fondamentali, Circularity ha pubblicato la Circularity Trend Guide 2026, una guida gratuita che anticipa e analizza i dieci trend chiave che caratterizzeranno il 2026 nell’economia circolare. "La Circularity Trend Guide 2026 nasce per supportare le imprese nel tradurre un quadro normativo e di mercato complesso in una roadmap operativa - spiega Colucci - Non è un documento teorico: mette insieme radar normativo, numeri chiave, implicazioni concrete e azioni pratiche per le imprese. Abbiamo strutturato la guida attorno a dieci trend che coprono packaging, materie prime seconde, digitalizzazione dei dati, procurement circolare, benefici economici e qualità dei flussi. L’obiettivo è aiutare le aziende a passare dal 'fare iniziative' al costruire sistemi di gestione con Kpi chiari, data owner, clausole contrattuali, business case, accordi di filiera. Solo così la circolarità diventa leva industriale e non costo aggiuntivo". Perché "il 2026 è anche l’anno in cui la circolarità entra definitivamente nei business plan". "I dati mostrano che le imprese che investono in sostenibilità ed economia circolare registrano riduzioni dei costi operativi, miglioramenti di redditività e, in molti casi, un accesso al credito più favorevole. In parallelo, cresce il rischio di greenwashing: senza dati, Lca e standard riconosciuti, le dichiarazioni ambientali possono trasformarsi in un boomerang reputazionale e normativo - conclude - La circolarità non è quindi solo un tema ambientale: è una strategia di resilienza industriale. Integrare dati, tecnologia, progettazione e filiera significa ridurre dipendenze, aumentare efficienza e rafforzare la credibilità sul mercato. La nostra ambizione, come Circularity, è quella di accompagnare le imprese in questo passaggio: dal rispetto delle regole alla costruzione di un vantaggio competitivo duraturo".