INFORMAZIONITCommunication spa Centri Media e Concessionarie Ruolo: Senior Account Manager Area: Marketing Management Alessandro Albanese |
INFORMAZIONITCommunication spa Centri Media e Concessionarie Ruolo: Senior Account Manager Area: Marketing Management Alessandro Albanese |
(Adnkronos) - Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, si è recato in visita nella regione del Donetsk, uno dei fronti più caldi del conflitto con la Russia. In un video pubblicato su X, il presidente ha affermato che "i russi non stanno abbandonando la guerra e qui, nella regione di Donetsk, stanno preparando un'offensiva per la primavera. È importante che le nostre posizioni siano forti. È importante che le nostre brigate siano adeguatamente rifornite". "Tutti i nostri partner - negli Stati Uniti, in Europa e altrove - dovrebbero comprendere chiaramente che l'amicizia tra Putin, il regime iraniano, la Corea del Nord, Lukashenko e altri serve solo a uno scopo: permettere loro di fare ciò che hanno fatto al nostro Donbass ovunque vogliano - ha aggiunto Zelensky - Il male deve essere fermato. Gli ucraini qui nel Donbass stanno facendo esattamente questo". La Commissione Europea "sta guardando alle opzioni per sostenere la ripresa delle forniture" di petrolio russo all'Ungheria e alla Slovacchia tramite l'oleodotto Druzhba, "anche attraverso un sostegno finanziario". Lo ha detto il vice portavoce capo dell'esecutivo Ue Olof Gill, oggi a Bruxelles durante il briefing con la stampa. La "priorità", aggiunge, è quella di sbloccare il prestito da 90 miliardi di euro all'Ucraina per sostenerla nel 2026-27, bloccato da Bratislava e Budapest dopo che un bombardamento russo ha danneggiato l'oleodotto e il governo ucraino ha deciso di non ripararlo. Il prestito era stato concordato nel Consiglio Europeo di dicembre: Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca si sono chiamate fuori, ma avevano assicurato che non avrebbero bloccato la cooperazione rafforzata tra gli altri 24. I primi due Paesi, invece, l'hanno bloccata. In Ungheria sono previste elezioni politiche a metà aprile e il primo ministro Viktor Orban, al potere ininterrottamente da 16 anni e leader di Fidesz (gruppo PfE), viene dato in svantaggio da diversi sondaggi, a vantaggio del più giovane Peter Magyar, leader di Tysza (gruppo Ppe).
(Adnkronos) - "A livello di business, per le aziende, ovviamente è tutto fermo. Ma in questo momento quello che ci preme è avere informazioni sulle persone, imprenditori, che operano con noi sul territorio iraniano, i nostri referenti. E purtroppo non abbiamo avuto risposta ai diversi messaggi inviati, le comunicazioni inevitabilmente non funzionano totalmente. E la preoccupazione è tanta". Così, raggiunto da Adnkronos/Labitalia, Giuseppe Zampini, presidente della Camera di commercio e Industria Italia - Iran & Paesi E.c.o. (Ccii), l'associazione imprenditoriale specializzata per l’internazionalizzazione delle imprese italiane in Iran e negli altri 9 paesi dell’Economic cooperation organization-E.c.o. (Afghanistan, Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Tagikistan, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan), commenta quanto sta avvenendo in Iran in queste ore. "Sulle aziende, chiaramente, è tutto fermo. Le imprese che sappiamo essere interessate, si stanno chiedendo cosa fare anche per il nel futuro, sui loro possibili interessi nel Paese", spiega. Secondo Zampini l'aspetto più allarmante è che "Il vero problema che sta nascendo è complessivo sull'area, non soltanto in Iran. Dal punto di vista turistico, dal punto di vista dei viaggi, è tutto bloccato. Se uno dovesse andare in India partendo dalla Turchia, che giro fa? Perché tutta l'area è bloccata. Un problema che riguarda non solo il turismo, ma le imprese in generale, per chi vuole operare come imprenditori nell'intera area, al di là dell'Iran, appunto. In questo momento penso che gli effetti di questo attacco non siano stati ben considerati. Quindi ci sono delle considerazioni che in queste ore è difficile mettere a terra, se non l'effetto immediato di preoccupazione, dal punto di vista umano, e di questi imprenditori iraniani che sono interessati al nostro Paese e che non riusciamo a contattare", conclude.
(Adnkronos) - “L'Italia è un Paese emergente dopo il fenomeno della saturazione dei Flapd europei, gli hub di Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino dedicati ai data center”. A dirlo, in occasione di Key – The Energy Transition Expo a Rimini, è Virginia Canazza, esperta di Data Center e partner di Key To Energy, advisory firm specializzata nella consulenza relativa alle attività della filiera dell’energia. (VIDEO) La kermesse, in svolgimento fino al 6 marzo nei padiglioni della fiera di Rimini e firmata Ieg - Italian Exhibition Group, si conferma punto di riferimento per gli attori della transizione energetica in Europa, Africa e nel bacino del Mediterraneo. “Il tasso di crescita dei data center è sostenuto, circa il 16-20% all'anno, con il 68% concentrato in Lombardia, in particolare nell’area di Milano - prosegue - Ad oggi, i consumi sono pari a circa 4,5 Twh, corrispondenti a circa un gigawatt di potenza elettrica installata e 600 megawatt di potenza It. Il trend di crescita potrà essere ancora più sostenuto nel prossimo futuro, arrivando a richiedere una copertura energetica da due a quattro volte superiore all’attuale fabbisogno entro il 2030. Circa 1,6 gigawatt di nuovi progetti, guardando alla pipeline di quelli in fase avanzata di sviluppo, potranno essere operativi entro il 2028-2029. Il trend di crescita italiano relativo ai data center” pone il Paese in una condizione di competitività “rispetto ai trend monitorabili a livello europeo e globale”. Nata nel 2007 per supportare partner pubblici e privati nel percorso di evoluzione del sistema energetico, nell’attuazione delle scelte, nel monitoraggio dei risultati e nel rispetto dei principali indicatori di sostenibilità, Key to Energy ha da allora realizzato oltre 1.000 progetti, per un totale di 40.000 MW e un controvalore di 20 miliardi di euro, collaborando con i principali attori industriali e finanziari del settore energetico. Sostenuta da una profonda conoscenza delle dinamiche aziendali e di mercato; l'advisory firm è in grado di sviluppare soluzioni tailor-made ad alto valore aggiunto, progettate per ottimizzare l’efficienza energetica, valorizzare le energie rinnovabili e mitigare i rischi. “I data center, come grandi centri di consumo che stanno evolvendo verso dimensioni sempre maggiori con una velocità di sviluppo che va accentuandosi, vedono l'energia come un asset strategico - spiega - Sono molteplici le opzioni per un approvvigionamento energetico nel mercato italiano che siano competitive e sostenibili e che possano anche mitigare l'esposizione a una sempre crescente volatilità dei mercati - precisa - Ci sono strumenti patrimoniali basati sull'acquisizione e la proprietà di asset di generazione per coprire i propri consumi ma sono disponibili anche schemi commerciali che, attraverso contratti di medio-lungo termine, possono mitigare l'esposizione al rischio del mercato”. Quando “i centri di consumo si sviluppano con una velocità maggiore di quello che è l'adeguamento infrastrutturale del sistema, si pongono delle tematiche relative alla necessità di uno stretto coordinamento” volto all’integrazione delle reti esistenti con “quelle della transizione energetica, e quindi delle rinnovabili - conclude - e con questa nuova componente di domanda. Per massimizzare i benefici, l’evoluzione e l'integrazione progressiva e sostenibile devono basarsi su un approccio sinergico”.