(Adnkronos) - "L'innovazione fondamentale di questo farmaco è che ha un'azione ultra long-acting: mentre altri trattamenti richiedono un'iniezione una volta al mese o ogni 2 mesi, qui parliamo di una somministrazione ogni 6 mesi. Questo ha implicazioni fondamentali di semplificazione sul piano organizzativo e di maggiore sostenibilità: favorendo l'aderenza terapeutica, riduce i costi legati alla gestione della malattia e, allo stesso tempo, mantiene un'elevata efficacia clinica". Così Giorgio Walter Canonica, professore e Senior Consultant Centro di Medicina personalizzata Asma e Allergie, Humanitas University & Istituto clinico e di ricerca Irccs di Milano, commenta all'Adnkronos Salute l'approvazione in Europa di depemokimab, primo e unico biologico ultra long-acting, da somministrare ogni 6 mesi, per 2 indicazioni: nell'asma grave che presenta comorbidità sostenute dall'infiammazione di tipo 2 come la rinosinusite cronica con poliposi nasale. "Una terapia da somministrare meno frequente - spiega Canonica - facilita il percorso del paziente, riduce il carico assistenziale e contribuisce a migliorare la qualità di vita, che rimane uno degli obiettivi principali nella gestione delle malattie croniche". Il vantaggio terapeutico è strettamente collegato al blocco di uno dei principali bersagli terapeutici nelle malattie respiratorie caratterizzate da infiammazione eosinofilica. "L'interleuchina 5 - chiarisce l'esperto - è estremamente importante sia nell'asma sia nella poliposi nasale, perché è quella citochina che sostanzialmente sostiene l'infiammazione eosinofila. Andare a bloccare questa via significa intervenire su uno dei meccanismi fondamentali della malattia nei pazienti eleggibili alla terapia biologica. Esistono già altri farmaci approvati per entrambe le patologie - rimarca - ma questo presenta il vantaggio della lunga durata d'azione". L'impatto positivo risulta ancora più evidente considerando la frequente associazione tra asma grave e poliposi nasale. "In Italia i dati ufficiali del registro Sani dell'asma grave dimostrano che il 42% dei pazienti presenta contemporaneamente asma grave e poliposi nasale - sottolinea Canonica - Questo significa che copriamo una parte molto rilevante di questi malati con una terapia di precisione, perché andiamo a bersagliare una delle cause fondamentali della malattia". Un ulteriore aspetto rilevante riguarda l'impatto del trattamento sull'evoluzione della patologia. "Il tema della remissione è centrale e rappresenta un'evoluzione rispetto al semplice controllo dei sintomi - evidenzia Canonica - Oggi remissione significa una valutazione globale e integrata dei miglioramenti che la terapia biologica può determinare: parliamo di assenza di sintomi, assenza di attacchi d'asma, quindi di esacerbazioni, funzione polmonare stabile e mancato utilizzo di corticosteroidi sistemici". Proprio l'impiego prolungato del cortisone rappresenta uno dei principali problemi nella gestione dell'asma grave. "Il vero problema è che molti pazienti in passato stavano bene dal punto di vista dei sintomi, ma solo grazie all'uso continuativo di corticosteroidi - puntualizza lo specialista - L'utilizzo prolungato di cortisone è stato dimostrato che può ridurre l'aspettativa di vita del paziente asmatico. La possibilità di ridurre l’uso del cortisone - conclude - rientra pienamente nel concetto moderno di remissione della malattia".
(Adnkronos) - "Ministro, presidente, noi sottoscritti, rappresentanze studentesche di università Mercatorum, università telematica Pegaso e università San Raffaele Roma, con una lettera pubblica e aperta alla sottoscrizione di tutta la comunità studentessa (e quindi di qualsiasi ateneo, telematico e tradizionale), desideriamo portare alla vostra attenzione una questione che sta generando incertezza reale e preoccupazione diffusa tra tutti gli studenti delle università telematiche: il futuro delle modalità di svolgimento degli esami, e in particolare la possibilità di svolgerli online". E' quanto si legge in una lettera aperta al Mur e al ministro Bernini. "Scriviamo -continua la nota- con rispetto delle Istituzioni e con spirito costruttivo. Non per rivendicare eccezioni o scorciatoie, ma per chiedere finalmente una scelta politica e di sistema coraggiosa, organica e definitiva sul tema didattica in remoto ed esami online, che preservi la qualità e allo stesso tempo garantisca a tutti certezza e trasparenza. con un dibattito pubblico, aperto e costruttivo che coinvolga tutte le componenti dell'università (e in primis noi studenti), e che non finisca per restringere l'accesso effettivo allo studio universitario di una parte significativa (e sempre più maggioritaria) di studenti e studentesse per prese di posizioni perlopiù ideologiche e strumentali", spiegano. "Siamo pienamente consapevoli (e anche gli atenei del gruppo Multiversity sono sempre stati chiari su questo) che le Linee generali di indirizzo relative all’offerta formativa a distanza (D.M. n. 1835 del 6 dicembre 2024) prevedano, come regola, lo svolgimento in presenza delle verifiche di profitto e dell'esame finale, ammettendo deroghe puntuali e contemplando la possibilità che tali fattispecie possano essere integrate in base all'evoluzione delle tecnologie disponibili", continuano gli studenti. "Comprendiamo anche la ratio: garantire integrità delle prove, uniformità e credibilità, con controlli adeguati. È una finalità che condividiamo. Lo diciamo con chiarezza: la qualità dell'assessment non è negoziabile. Proprio per questo, riteniamo essenziale evitare che la discussione si riduca a un'alternativa impropria tra "rigore" e "flessibilità". Il vero obiettivo dovrebbe essere un altro: stessi standard, più accesso. In coerenza con l’idea (più volte espressa pubblicamente anche dal Ministero) che la qualità debba essere assicurata 'a prescindere dalle modalità di erogazione' e che il sistema debba avere regole comuni", si legge nella lettera.
(Adnkronos) - L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che se smaltito in modo scorretto può essere altamente inquinante: versato nel terreno avvelena la falda acquifera, disperso in acqua forma una pellicola impermeabile che impedisce lo scambio di ossigeno con danni alla vita acquatica, se bruciato in modo improprio rilascia inquinanti. In Italia viene, però, raccolto al 100%, riportato a nuova vita e trasformato, principalmente, in nuove basi lubrificanti grazie ad un modello di economia circolare che funziona e che rappresenta un’eccellenza globale osservata anche all’estero per la sua efficacia. A raccontare la filiera del riciclo degli oli esausti è all’Adnkronos Riccardo Piunti, presidente del Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. “Il ciclo degli oli minerali usati in Italia è il più virtuoso che ci sia nel mondo: è un'eccellenza sia a livello europeo sia rispetto ad altri Paesi occidentali come gli Stati Uniti. In Italia raccogliamo la totalità degli oli minerali usati (190mila tonnellate all’anno) e li rigeneriamo per il 98%. I dati complessivi di altri Paesi non sono altrettanto brillanti: in Europa la raccolta copre l'80% del raccoglibile, il che significa che c'è un 20% che non si sa bene che fine faccia, e di questo 80% ne viene rigenerato solo il 60%. Negli Stati Uniti, l'olio raccolto arriva a circa l'80%, di questo solo il 50% viene rigenerato”, rimarca Piunti. Un risultato ottenuto grazie ad una filiera che funziona. Qualche dato dall’ultimo report di Sostenibilità: il Consorzio, nel 2024 ha recuperato 188mila tonnellate di oli usati con circa 6907 conferimenti (operazioni) con autobotte, risultato delle attività di raccolta dei 58 Concessionari che hanno ritirato il rifiuto presso circa 103mila produttori e siti in tutto il Paese. Queste 188mila tonnellate sono state poi cedute in maggior parte alle tre raffinerie di rigenerazione; solo una parte (2.400) è stata destinata a termovalorizzazione mentre un quantitativo minimo di circa 200 tonnellate è stato avviato a termodistruzione a un inceneritore autorizzato. Un ciclo che funziona, con vantaggi di natura sia economica che ambientale. “Noi recuperiamo da un rifiuto pericoloso circa 120 milioni di euro l'anno di prodotti nobili, cioè di basi lubrificanti riutilizzabili, di bitumi e di gasoli - sottolinea Piunti - Dal punto di vista ambientale risparmiamo emissioni per oltre il 40% della CO2 (90mila tonnellate di CO2 equivalente evitate) e il 90% di tutti gli altri inquinanti, mediamente, che altrimenti produrremo lavorando con la materia prima vergine”. Sul fronte economico-sociale, nel 2024 il sistema Conou ha, poi, generato un impatto diretto di oltre 73,4 milioni di euro, occupando oltre 1.850 persone.