INFORMAZIONIRicerca sul Sistema Energetico - RSE spa Energia, Acqua e Ambiente Ruolo: Direttore Risorse Umane Area: Human Resource Management Alberto Di FilippoChi è: Responsabile del Personale presso Ricerca sul Sistema Energetico - RSE SpA. |
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(Adnkronos) - La nuova architettura di sicurezza in Europa parlerà ucraino. Dall'inizio dell'invasione su larga scala da parte della Russia, il 24 febbraio del 2022 l'industria della difesa locale ha aumentato la produzione militare di 50 volte per arrivare, in quattro anni di guerra, a una quantità di merce prodotta per un valore complessivo di 50 miliardi di dollari e con l'obiettivo, formulato da Kiev già nel 2023, di garantire l'autosufficienza del comparto, a cui si aggiunge l'intento, già in parte in opera, di diventare fornitore dei Paesi europei e hub per la produzione di sistemi cruciali per il futuro della sicurezza del blocco e già testati sul campo di battaglia. L'Ucraina ha infatti sviluppato in questi quattro anni esperienza di prima mano sulla guerra del 21esimo secolo caratterizzata prima di tutto da un ciclo tecnologico accelerato sia sul fronte della difesa che su quello dell'attacco. Kiev è disposta a mettere a disposizione questo know how dei partner. Operando allo stesso tempo come catalizzatore per l'integrazione della produzione europea a lungo termine. L'Ucraina si sta infatti trasformando in un Paese esportatore nel settore della difesa: nei prossimi mesi saranno aperti dieci centri per l'export nel Nord Europa, nei Baltici, in Germania e in Gran Bretagna, con focus sui droni (in Ucraina sono ora 450 le imprese produttrici di queste piattaforme). I Paesi europei che ospiteranno i centri per l'export di Kiev avranno accesso diretto ad armi e tecnologie messe alla prova in combattimento contro le forze russe. Sarà inoltre avviata una intera linea di produzione per droni Ucraini in Germania, che si affianca a quelle già operative nei Baltici, in Gran Bretagna e in Polonia, che integrano tecnologie ucraine direttamente nel complesso industriale europeo. I Paesi interessati non saranno solo importatori ma potranno contare su una produzione localizzata, con il ritorno di posti di lavoro e introiti fiscali, sottolinea Kiev. L'aumento vertiginoso del Dib (Defense Industrial Base) ucraino è stato citato nel panel 'European Industrial Deterrence: Lessons and Implications from Ukraine and Europe' alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco dalla vice consigliere del ministero della Difesa, Hanna Gvozdiar, secondo cui il 'made in Ukraine' fornisce oramai più del 50 per cento del fabbisogno delle armi e degli equipaggiamenti da inviare al fronte. A margine della Conferenza sono stati fra l'altro conclusi diversi accordi per la produzione congiunta con partner europei per piattaforme aeree da ricognizione automatizzate, droni da attacco di medio raggio, droni multirotore e sistemi automatizzati a terra. Kiev ha esteso la produzione congiunta di sistemi con Paesi europei. Nei giorni scorsi la Svezia ha annunciato un nuovo pacchetto di aiuti diretto a Kiev per 12,9 miliardi di corone svedesi (1,4 miliardi di dollari) che comprende sistemi di difesa aerea a corto raggio e munizioni. La Saab Ab e l'agenzia per l'industria della difesa ucraina Ukroboronprom hanno sottoscritto su base paritetica un memorandum di intenti in cui si formalizza la loro intenzione di sviluppare una cooperazione nel settore dell'aviazione e della ricognizione aerea, quindi anche nelle tecnologie radar, da parte svedese, e base industriale ed esperienza al combattimento da parte ucraina. Tale cooperazione prevede scambio di conoscenze, progetti congiunti e il possibile sviluppo di linee di produzione, oltre che la modernizzazione di nuovi equipaggiamenti, per consentire all'Ucraina di integrare tecnologie occidentali di punta nelle sue infrastrutture militari più rapidamente e in guerra. "Accordi congiunti con l'Ucraina creano la base per una alleanza nella difesa più estesa fra la Svezia e altri Paesi europei nell'aviazione e ricognizione, in particolare in seno alla Nato e all'Unione europea", ha commentato Oleksandr Levchenko, ex diplomatico ucraino e ora nell'Accademia di geopolitica e geostrategia di Kiev. "La cooperazione con l'Ucraina non è solo un atto di solidarietà ma anche fonte di ricadute positive pragmatiche", sottolinea. Il rifornimento di sistemi di difesa aerea all'Ucraina non è più solo necessario per proteggere i civili attaccati nelle città, o le infrastrutture dell'energia ma anche per fare da scudo ai nuovi siti di produzione industriale che affiancheranno nuove fabbriche per la produzione congiunta in Europa , come il nuovo hub di ricerca e sviluppo aperto in Ucraina dalla società tecnologica di difesa europea Stark Defence. "Stiamo diventando un partner affidabile che aiuta l'Europa a costruire un nuovo sistema di difesa, in particolare aprendo siti di produzione congiunta per rafforzare sia le nostre capacità che quelle dei nostri partner", ha spiegato Gvozdiar a Monaco. All'inizio dell'anno il ministero della Difesa ha varato il progetto Defence City, un quadro di riferimento con norme, incentivi fiscali ed economici per promuovere l'innovazione del campo di battaglia, spazio per testare nuovi approcci alla governance industriale della difesa in condizioni estreme. Un quadro messo a punto per accelerare la produzione nel settore della difesa, e passare da un approvvigionamento emergenziale e misure da tempo di guerra all'istituzionalizzazione degli incendivi per una rapida crescita, con investimenti anche privati. Lo stato in Ucraina passa da essere produttore centralizzato a facilitatore di innovazione. Almeno una prima azienda è stata accolta nella 'città': si tratta di una delle principali produttrici nel settore, specializzata in sistemi automatizzati da combattimento, quindi droni da attacco e piattaforme per intercettare droni (dovrebbe trattarsi di SkyFall, anche se non ci sono conferme ufficiali). Le aziende 'residenti' della città non dovranno versare imposte sul reddito, e i profitti che ne conseguiranno saranno reinvestiti in sviluppo della produzione, ma anche imposte sulla proprietà, ambientali, e potranno beneficiare di procedure semplificate per importare componenti ed equipaggiamenti. L'Ucraina è pronta. E i partner europei?
(Adnkronos) - “Tutto ciò che è stato detto finora non può prescindere dal sistema educativo della scuola, perché è lì che si imprimono i percorsi dei ragazzi e delle ragazze. Noi abbiamo a cuore il fatto che vada risolta questa problematica, che vede ancora una differenza di genere nella scelta delle materie scientifiche”. Sono le parole del sottosegretario di Stato al Ministero dell’Istruzione e del Merito, Paola Frassinetti, in occasione dell’evento ‘Progetto Donna’ promosso, oggi a Milano, dall’Ordine degli ingegneri della Provincia meneghina. “È importante procedere alla riduzione di questo divario di genere, che esiste, e noi lo facciamo potenziando le discipline Stem, cioè tutte le discipline che riguardano le materie scientifiche, tecnologiche e informatiche - spiega - Abbiamo emanato, infatti, delle linee guida proprio per queste discipline, introducendo un piano triennale dell'offerta formativa nelle scuole proprio per attivare metodologie scientifico-tecnologiche. A questa misura, inoltre, abbiamo destinato 600 milioni di euro, proprio per cercare di accrescere il livello di occupazione femminile e potenziare queste materie, scelte meno dalle ragazze”. “Abbiamo potenziato le materie Stem in tutti i cicli scolastici, partendo dalle primarie fino ad arrivare alle scuole superiori, ma è un dato di fatto che ci siano dei grossi divari. È per questo che abbiamo organizzato anche dei percorsi formativi per i docenti, perché dipende anche da come si insegna la matematica: se molte volte diventa uno ‘spauracchio’, soprattutto per le ragazze e per le bambine, alle volte c’è un motivo - sottolinea Frassinetti - E’ per questo che credo che i laboratori innovativi, che ci sono, siano molto importanti per ridurre a questa metodologia nuova”. E’ necessario, quindi: “potenziare i laboratori immersivi e cercare di far capire che la matematica non consiste nello imparare a memoria delle formule, ma capire come applicarle - continua - Penso che andando alla radice dei nostri meccanismi mentali femminili, che sono molto concreti, se c'è un insegnamento fatto da docenti formati, questo si potrà sicuramente ottenere”. “Abbiamo dei dati che dicono che, sebbene l’oltre 60% delle ragazze consegue il diploma liceale contro il 39,5% dei maschi, solo il 19,5% lo consegue presso un liceo scientifico, contro il 26% dei maschi. Anche il diploma di istituto tecnico, soprattutto nell'indirizzo tecnologico, è prevalentemente maschile: lo consegue solo il 21% delle ragazze, rispetto al 42,6% dei ragazzi - illustra Frassinetti - Nell'indirizzo tecnologico, il 6,8% delle ragazze contro il 30% dei ragazzi. Questo è un dato oggettivo su cui bisogna lavorare ed è necessario rendersi conto che il tasso di occupazione femminile, sia per l'area 28 Scienze e matematica, sia per l'area informatica, ingegneria e architettura, è inferiore a quella maschile di ben dieci punti”. “Da qui la necessità di puntare sulle materie Stem e anche la necessità di portare avanti l'educazione finanziaria, che è molto importante e presente nelle nostre nuove linee guida di educazione civica, strumento utile non solo per insegnare ai ragazzi, che da alcune indagini risultano veramente molto carenti nelle informazioni che riguardano l'educazione finanziaria, ma anche contro la violenza di genere, perché isolare la donna dal punto di vista finanziario può essere un preambolo alla violenza di genere vera e propria - dichiara - Pertanto, dare alle donne le competenze necessarie per gestire autonomamente il proprio denaro è anche un passo decisivo verso l'indipendenza economica, che è fondamentale”. “La partecipazione delle donne al mercato del lavoro è molto legata ai carichi familiari: nel terzo trimestre 2023 il tasso di occupazione delle donne tra i 25-40 anni è pari al 79,8%, se la donna vive da sola. Scende al 75,5% se vive in coppia senza figli e al 58,7% se ha figli, riducendosi di oltre quattro punti percentuali se i figli fino a cinque anni. Il divario a sfavore delle madri si riduce sensibilmente all'aumentare del titolo di studio - spiega Frassinetti - Quindi, è evidente che anche la rete di servizi per l'infanzia è importante e l'attivazione del segmento 0-6 anni è molto importante per dare questo servizio alle donne per quanto riguarda l'occupazione. Credo che dotare gli asili nido di tutti i servizi necessari per assicurare il sostegno alle famiglie sia un passaggio fondamentale”. “Il Progetto Donna è molto importante e va nel concreto a cercare di trovare anche i motivi di certe carenze. Il quadro dato sul mondo della scuola mette ancora in evidenza dei punti problematici, ma voglio dare una bella notizia - annuncia - la dispersione scolastica e l'abbandono scolastico sono in discesa perché abbiamo già raggiunto gli obiettivi che l'Europa ci aveva dato per il 2030”. “Da questo punto di vista, gli investimenti nelle zone a più alta incidenza di abbandono scolastico sono importanti, perché più dispersione scolastica c'è, più diventa difficile” far crescere la scelta “delle materie Stem per riequilibrare il divario”, conclude.
(Adnkronos) - Qualità, lotta all’evasione e sensibilizzazione sui temi dell’economia circolare. Queste le prossime sfide su cui si concentra il Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. L’economia circolare dell’olio usato in Italia funziona ma il Conou, che la gestisce, continua a guardare al futuro. “La battaglia della qualità è fondamentale: controllo dell'olio in ingresso, attraverso la verifica del rispetto di tutti parametri previsti (oggetto di interesse di altri Paesi perché è un sistema che copre tutti gli aspetti dei possibili inquinanti), e qualità in uscita. Le nostre basi rigenerate devono continuare ad essere allo stesso livello delle basi vergini, assolutamente intercambiabili. Se non c'è dietro uno standard tecnico dettagliato, la rigenerazione non significa niente”, spiega all’Adnkronos il presidente del Conou Riccardo Piunti. Guardando alla normativa europea, “oggi c’è un tema molto specifico che riguarda i regolamenti di controllo degli inquinanti persistenti. Nella filiera degli oli minerali abbiamo un inquinante, il Pcb, che, se rinvenuto al di sopra di una certa soglia, manda l'olio che lo contiene a distruzione. Ne troviamo molto poco dal momento che non si produce più da 40 anni e che si trova ormai solo nei piccoli trasformatori. Oggi, però, l'Europa sta cercando di inserire nel regolamento un limite molto più basso di quello attuale e noi ci stiamo battendo perché questo sia compatibile con il funzionamento della nostra filiera, magari attraverso una riduzione progressiva di tale soglia”. “L'altra sfida è il controllo dell'evasione del contributo ambientale, attraverso il quale vengono finanziate le nostre attività di raccolta e di rigenerazione: è fondamentale, quindi, che non ci sia evasione contributiva”, avverte Piunti. C’è poi il tema della comunicazione. “Noi vogliamo - sottolinea - che il modello consortile del Conou e, in generale, il modello consortile italiano per i rifiuti, sia conosciuto perché ci sono degli elementi che possono aiutare la realizzazione dell'economia circolare in tutti i Paesi, sia quelli più avanzati, come quelli europei, dove magari questo modello non è applicato allo stesso modo o non c'è, sia i Paesi più arretrati che devono mettere insieme un sistema per la raccolta dei rifiuti e in particolare dell'olio minerale usato”. C’è poi un aspetto sul quale si concentra l’attenzione del Consorzio. “Il sistema della raccolta nasce negli anni ‘50 con aziende di natura familiare: all'inizio erano veramente imprese piccole, c'era un signore con un motocarro e due fusti dietro che andava a raccogliere l'olio dai meccanici. Adesso le nostre 58 imprese sono aziende con depositi, autobotti, autisti, strumentazioni, ecc…. Però il sistema di impresa familiare, come accade da noi e come è accaduto anche in tanti altri settori dell'imprenditoria italiana, arrivata la terza generazione, comincia ad avere qualche problema. Quindi noi ci stiamo preoccupando di capire quale sarà il futuro di queste imprese familiari, come evolveranno. C'è una mutazione in corso e noi vorremmo accompagnarla: la crisi dell'impresa familiare della terza generazione è un tema che non si può trascurare”, conclude Piunti.