INFORMAZIONIAdriana AlessiChi è: Tools, KPI's & Data Quality Specialist presso Arval - BNP Paribas Group |
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(Adnkronos) - Più di trenta donne – pilote, navigatrici di combattimento, tecniche – hanno preso parte ai raid dell’Israel Defense Forces contro l’Iran nell’ambito dell’operazione “Rising Lion”. La conferma ufficiale è arrivata alla testata “Ynet” dopo giorni in cui la notizia circolava come un dettaglio simbolico dentro una storia molto più grande: quella dei bombardamenti a lungo raggio contro obiettivi militari e nucleari iraniani. Eppure, quel numero racconta qualcosa che va oltre la cronaca militare. In un’intervista al Daily Mail, una delle protagoniste, “Major M” (il nome vero è coperto da segreto) raccontava una vita sdoppiata: marketing di giorno, F-16 di notte. “Abbiamo due vite”. La tensione del volo, il silenzio in cabina, il joystick e il “pulsante rosso” che guida armi Gps o missili da accompagnare fino al bersaglio. Poi il ritorno a casa, al marito, alla normalità. Nel racconto c’è l’orgoglio professionale di chi rivendica competenza tecnica, addestramento, sangue freddo. Ma c’è anche un elemento politico inevitabile: donne israeliane in volo sopra la Repubblica islamica, mentre in Iran le donne sono da anni al centro di una repressione sistematica, emersa in modo non più ignorabile con le proteste del movimento “Donna, vita, libertà”. L’immagine è potente e controversa: donne che bombardano uno Stato accusato di reprimere le donne. È un cortocircuito narrativo che alcuni in Israele leggono come la prova di una società dove quasi tutti i ruoli militari sono aperti alle donne; altri, fuori, vi intravedono un “femminismo armato”, in cui l’emancipazione passa anche per la piena partecipazione alla forza militare. Non si tratta, evidentemente, di un’operazione per “salvare” le donne iraniane in senso umanitario. L’obiettivo dichiarato era militare. Ma l’effetto simbolico è forte: in un Medio Oriente dove i diritti femminili restano terreno di scontro politico e culturale, vedere una formazione composta da pilota e navigatrice donna ai comandi di un caccia segna un cambio di paradigma. Secondo le stesse fonti israeliane, nell’Aeronautica militare dello Stato ebraico operano oggi oltre 70 pilote e navigatrici da combattimento. In proporzione, è una quota significativa su un numero complessivo relativamente contenuto di equipaggi da caccia. Il confronto internazionale è interessante: Negli Stati Uniti, l’United States Air Force ha aperto tutti i ruoli di combattimento alle donne dal 2015. Le donne rappresentano circa il 20% del personale complessivo dell’Air Force, ma la percentuale di pilote da caccia resta molto più bassa, una percentuale a una sola cifra. Nel Regno Unito, la Royal Air Force ha anch’essa aperto tutti i ruoli alle donne, ma le pilote sono ancora una minoranza netta nei reparti da combattimento. In Francia, l’Armée de l'Air et de l'Espace ha visto crescere negli ultimi anni la presenza femminile tra i piloti, ma anche qui la quota nei reparti caccia resta contenuta. In Italia, l’Aeronautica Militare ha formato le prime pilote militari nei primi anni Duemila; la presenza femminile è in aumento, ma nei reparti operativi ancora limitata. Israele, per dimensioni e struttura, non ha percentuali paragonabili ai grandi eserciti Nato in termini assoluti. Ma la concentrazione di donne in ruoli direttamente operativi, e la loro visibilità pubblica, non ha uguali negli altri Paesi, occidentali e non. C’è un ultimo elemento da non trascurare: in Israele il servizio militare è obbligatorio anche per le donne, con eccezioni. Questo crea un rapporto diverso tra cittadinanza e difesa. Quando “Major M” dice di essere orgogliosa di “proteggere la mia famiglia, i miei amici e me stessa”, unisce identità civile e ruolo militare in una formula che in Europa sarebbe molto meno naturale. Il fatto che più di trenta aviatrici abbiano preso parte ai raid contro l’Iran non cambia, da solo, l’equilibrio strategico della regione. Ma cambia la grammatica simbolica della guerra. Non più solo uomini che combattono per difendere le donne. Ma donne che combattono, in prima persona, dentro uno scontro che riguarda anche il destino di altre donne. È una forma di emancipazione che divide, interroga, provoca. E che segna una delle immagini più forti di questo conflitto.
(Adnkronos) - "L'intelligenza artificiale è già dentro le nostre fabbriche. Io ne sono entusiasta, sono convinto che migliorerà al meglio non solo il lavoro ma la vita di tutti noi. Io credo che sia un'ottima occasione per l'Italia e l'Europa per mantenere i livelli di occupazione che abbiamo avuto finora. Dovremo vedere come fare per avere la migliore applicazione possibile. Cosa dobbiamo fare? Innovazione, innovazione, innovazione". Lo ha detto Maurizio Marchesini, vice presidente di Confindustria, intervenendo all'evento 'Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità', promosso dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali e in corso a Roma. Marchesini ha sottolineato: "Oggi ho sentito parlare molto più di rischi che di opportunità. Ma la forza di questa tecnologia è talmente grande che non possiamo assolutamente trascurarla né pensare di ostacolare l'applicazione dell'intelligenza artificiale. Anzi, dobbiamo trovare tutti i modi possibili per favorirla, tenendo presente ovviamente che ci saranno delle problematiche di tipo individuale che dovremo risolvere in maniera collettiva naturalmente", ha sottolineato. Per il vice presidente di Confindustria centrale sarà la formazione. "L'intelligenza artificiale -ha detto- non è un sostitutore di lavoro, ma un potenziatore di lavoro. Dobbiamo tenere presente la struttura industriale del nostro Paese, che è composta soprattutto di piccolissime imprese. Quindi, ben lontani da ostacolarla, dobbiamo, tenendo conto evidentemente delle problematiche che possono insorgere, incentivare l'applicazione dell'Ia. Chiaramente c'è un compito anche delle parti sociali in tutto questo, che è di osservare quello che succede, di prevenire e risolvere gli eventuali problemi", conclude.
(Adnkronos) - La transizione energetica richiede luoghi dove tradurre le idee in applicazioni concrete e nuove competenze capaci di trasformare la teoria in pratica industriale. Con il suo Innovation District, Key - The Energy Transition Expo diventa l’epicentro dell’innovazione sostenibile, consolidando il suo ruolo di acceleratore della crescita e di piattaforma di sviluppo per le giovani realtà imprenditoriali italiane e internazionali impegnate nel settore dell’energia. Nel nuovo layout, la manifestazione di Ieg (Italian Exhibition Group) in programma dal 4 al 6 marzo alla Fiera di Rimini ha confermato infatti la presenza di un intero padiglione, il D4, dedicato all’innovazione. All’interno di questo spazio, l’iniziativa Green Jobs&Skills favorirà l’incontro fra domanda di lavoro e offerta di nuove competenze sostenibili. Presente, inoltre, uno stand dedicato a Bex - Beyond Exploration, la nuova expo-conference sulla space economy e il commercial space flight promossa da Ieg in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, in programma dal 23 al 25 settembre alla Fiera di Rimini. L’Innovation District nasce come vero e proprio percorso di open innovation per connettere le Start-up con aziende consolidate e potenziali investitori, incentivando l’innovazione di prodotto e servizio e la nascita di nuovi business sostenibili. L’area Start-up&Scale-up è dedicata alle idee e ai progetti più all’avanguardia nei sette settori merceologici di Key: solare, eolico, idrogeno, efficienza energetica, energy storage, e-Mobility e Sustainable City. A presentarli saranno le 32 Start-up e Pmi innovative italiane e internazionali che sono state selezionate fra le 67 realtà che hanno risposto alla Call for Start-up organizzata da Italian Exhibition Group, in collaborazione con Ice - Italian Trade Agency, Art-Er (società consortile dell’Emilia-Romagna attiva nel sostegno all’innovazione e all’imprenditorialità), Fondazione Mai (espressione del sistema Confindustria), Angi (Associazione Nazionale Giovani Innovatori) e Plug and Play Tech Center, la più grande piattaforma globale di open innovation e venture capital. Alle sette giovani aziende più innovative, una per ogni settore della manifestazione, sarà consegnata una targa di riconoscimento. Le soluzioni in mostra spaziano dall’efficienza energetica alla mobilità elettrica, con una forte presenza dell’intelligenza artificiale applicata alla gestione dell’energia per monitorare i consumi in tempo reale, rilevare anomalie e ottimizzare le risorse, riducendo gli sprechi e massimizzando i risparmi per grandi impianti, aziende, cittadini e comunità energetiche. Saranno presenti progetti di pompe di calore altamente innovative, sistemi di accumulo gravitazionale che catturano e conservano l’energia, tecnologie di monitoraggio avanzato che integrano immagini satellitari, rilievi da drone e sensori terrestri, innovazioni che automatizzano la gestione tecnica dei progetti e migliorano il rendimento degli impianti esistenti, come trattamenti autopulenti per pannelli fotovoltaici, e piattaforme integrate che permettono di installare e monetizzare punti di ricarica per veicoli elettrici ed e-bike. A questi si aggiungono modelli basati sull’economia collaborativa che connettono le aziende con i cittadini che vogliono investire nell’energia solare e servizi che aiutano gli utenti a comprendere, concettualizzare e concretizzare le opportunità di business abilitate dalla sostenibilità e dalla transizione energetica. La ricerca porterà in fiera soluzioni per sviluppare reattori che sfruttino al meglio i catalizzatori e materiali termoplastici riciclabili per pale eoliche. Mercoledì 4 marzo alle 17:15 nell’Innovation Arena, ai sette espositori di Key che avranno presentato i progetti più all’avanguardia, uno per ciascuna categoria merceologica della manifestazione, sarà assegnato il Premio Innovation Lorenzo Cagnoni con una targa ufficiale a riconoscimento dell’eccellenza raggiunta. Per contribuire a colmare il divario tra domanda e offerta di lavoro nell’ambito energetico e della sostenibilità e incentivarne l’incontro, all’interno dell’Innovation District, Key 2026 ha confermato l’iniziativa Green Jobs&Skills, in collaborazione con Green Factor, rivolta a neolaureati e maturandi di istituti tecnici, giovani professionisti e lavoratori che vogliono orientarsi verso la sostenibilità e alle imprese alla ricerca di talenti. All’interno del sito ufficiale della manifestazione, accessibile da desktop o tramite app, è disponibile uno spazio digitale dedicato ai 'green jobs' che consente alle aziende espositrici di promuovere un evento verticale orientato alla talent acquisition. Studenti, professionisti e ricercatori interessati possono pre-registrarsi alla presentazione e inviare il proprio Cv o una lettera di presentazione direttamente tramite la piattaforma. Alla formazione e all’orientamento professionale sarà dedicata l’intera giornata di venerdì 6 marzo. Inoltre, in collaborazione con Enea e Cna, verrà lanciato un Hackathon in cui gli studenti degli Its energia di tutta Italia si sfideranno per tre giorni.