(Adnkronos) - "Crediamo fortemente nel ruolo dell'Onu" ma "il Board of Peace è una proposta interessante". Così il ministro degli Ester Antonio Tajani che oggi, giovedì 19 febbraio, ha preso parte come osservatore alla prima riunione a Washington insieme a rappresentanti dell'Unione europea. "Se c'è la possibilità di rinforzare la presenza internazionale portatrice di pace con le Nazioni Unite e con il Board of Peace, mi pare che sia un fatto positivo. Nessuno vuole escludere nessuno e le parole di Trump vanno nella giusta direzione, almeno per quanto pensiamo noi", ha affermato in un punto stampa al termine della prima riunione del Board. "Mi pare che sia una proposta interessante da seguire e da valutare insieme agli altri Paesi europei, se sarà il caso - ha aggiunto Tajani - ne parleremo anche al prossimo Consiglio degli Affari Esteri a Bruxelles, io dirò quello che pensiamo, quello che pensa l'Italia, io ho ricevuto un mandato parlamentare per essere qui", ha aggiunto. Quella americana "è l'unica reale proposta che c'è sul tavolo per costruire la pace in Medio Oriente, se ce ne fossero altre si valuterebbero, ma adesso c'è soltanto questa come proposta completa". "Mi pare che tutte le grandi protagoniste della situazione in Medio Oriente, Arabia Saudita, Qatar, Emirati, Egitto, Giordania, sono tutti lì a partecipare, a dire la loro, quindi mi pare che sia giusto che anche l'Italia sia presente", ha rivendicato il titolare della Farnesina. Quanto all'ipotesi che il nostro Paese diventi membro permanente del board "non è possibile - ha chiarito il ministro - perché l'articolo 11 della nostra Costituzione ci impedisce di far parte di organismi internazionali nei quali non c'è una parità tra tutte le parti". Quanto ai venti di guerra che soffiano sull'Iran, "vediamo cosa accadrà in occasione dei colloqui che ci sono tra iraniani e americani. Speriamo che l'Iran non voglia continuare nel percorso di costruzione della bomba atomica", ha affermato Tajani perché in quel caso sarà "difficile trovare un accordo. Se persegue quest'obiettivo rappresenta una minaccia", ha affermato il ministro degli Esteri. "Se l'Iran è quello che strappa la fotografia di Mattarella e degli altri capi di Stato europei è un Iran che ci preoccupa. Mi auguro invece che l'Iran diventi più ragionevole e faccia la scelta del dialogo e del confronto e non persegua la via di un armamento atomico", ha aggiunto Tajani. A una domanda di Adnkronos sul possibile attacco americano contro Teheran, già questo weekend, il ministro degli Esteri ha preferito non commentare: "I periodi ipotetici non vanno mai commentati, bisogna sempre commentare le cose quando accadono. Io mi auguro che si possano trovare accordi senza ricominciare una guerra nell'area. Mi auguro che i colloqui in corso possano arrivare a buon fine". Quanto alla reazione di oggi del presidente francese Emmanuel Macron, alle dichiarazioni della premier, Giorgia Meloni, sull'omicidio a Lione dell'attivista di destra, Quentin Deranque, Tajani ha chiarito che "non c'è nessuna interferenza nella politica francese, non capisco perché sia stata fatta questa dichiarazione". "Qui nessuno si occupa degli affari interni degli altri - ha sottolienato -. Quando esplode la violenza politica esplode non soltanto in Francia. E' giusto dire: attenzione l'Occidente non può diventare un luogo dove l'avversario si trasforma in un nemico da abbattere", ha proseguito Tajani, secondo cui "questo coincide perfettamente con i valori dell'Unione Europea. Non c'è nessun male a parlare di una questione che riguarda la Francia, lo abbiamo detto anche quando è successo in America".
(Adnkronos) - Borghi a rischio spopolamento? Non per Cortemilia, 2100 abitanti nell’Alta Langa, dove Paola Veglio, amministratore delegato di Brovind Vibratori spa, da anni si impegna per garantire un futuro al territorio, con il sogno, dice all'Adnkronos/Labitalia di “rendere questo borgo storico, noto per l’enogastronomia e il turismo, un polo tecnologico a disoccupazione zero”. “I dipendenti di Brovind - spiega - hanno accesso di diritto all’asilo nido comunale, la cui creazione è stata resa possibile grazie al grande impegno del Comune di Cortemilia. La struttura è fondamentale per il territorio: mancava un nido nel borgo e offre opportunità di accoglienza anche per i comuni limitrofi. La retta per i nostri lavoratori è coperta interamente dall’azienda”. L’imprenditrice ha inoltre riaperto un ristorante-pizzeria e hotel nel centro del paese: “Era da anni che a Cortemilia mancavano un hotel e una pizzeria; il progetto ha anche una valenza di welfare aziendale, perché permette di ospitare 60 dipendenti Brovind, il cui pranzo è pagato per l’80% dall’azienda. Vista la progressiva crescita dell’organico, infatti, molti dei nostri lavoratori non potevano contare su strutture in grado di ospitarli”. “La posizione centrale dell’hotel - racconta - offre nuove opportunità ai negozi del borgo. Il fatto che stiano aprendo altre attività locali, gestite da giovani, conferma che il nostro progetto possa creare valore aggiunto verso la riqualificazione del territorio”. In tema di investimenti per il territorio, Paola Veglio si occupa di riqualificare l’ex polo industriale Miroglio: “Un’area di 33.000 mq abbandonata, che ospiterà la produzione Brovind. Stiamo strutturando il progetto in ottica di indipendenza energetica, automazione e maggior attenzione al welfare aziendale; si tratta di un investimento di 12 milioni, una cifra titanica, ma è l’unica soluzione per crescere”. Per attrarre i giovani, invece, “collaboriamo attivamente con le scuole del territorio per accogliere i giovani più promettenti e offrire loro una formazione altamente qualificata”.
(Adnkronos) - Qualità, lotta all’evasione e sensibilizzazione sui temi dell’economia circolare. Queste le prossime sfide su cui si concentra il Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. L’economia circolare dell’olio usato in Italia funziona ma il Conou, che la gestisce, continua a guardare al futuro. “La battaglia della qualità è fondamentale: controllo dell'olio in ingresso, attraverso la verifica del rispetto di tutti parametri previsti (oggetto di interesse di altri Paesi perché è un sistema che copre tutti gli aspetti dei possibili inquinanti), e qualità in uscita. Le nostre basi rigenerate devono continuare ad essere allo stesso livello delle basi vergini, assolutamente intercambiabili. Se non c'è dietro uno standard tecnico dettagliato, la rigenerazione non significa niente”, spiega all’Adnkronos il presidente del Conou Riccardo Piunti. Guardando alla normativa europea, “oggi c’è un tema molto specifico che riguarda i regolamenti di controllo degli inquinanti persistenti. Nella filiera degli oli minerali abbiamo un inquinante, il Pcb, che, se rinvenuto al di sopra di una certa soglia, manda l'olio che lo contiene a distruzione. Ne troviamo molto poco dal momento che non si produce più da 40 anni e che si trova ormai solo nei piccoli trasformatori. Oggi, però, l'Europa sta cercando di inserire nel regolamento un limite molto più basso di quello attuale e noi ci stiamo battendo perché questo sia compatibile con il funzionamento della nostra filiera, magari attraverso una riduzione progressiva di tale soglia”. “L'altra sfida è il controllo dell'evasione del contributo ambientale, attraverso il quale vengono finanziate le nostre attività di raccolta e di rigenerazione: è fondamentale, quindi, che non ci sia evasione contributiva”, avverte Piunti. C’è poi il tema della comunicazione. “Noi vogliamo - sottolinea - che il modello consortile del Conou e, in generale, il modello consortile italiano per i rifiuti, sia conosciuto perché ci sono degli elementi che possono aiutare la realizzazione dell'economia circolare in tutti i Paesi, sia quelli più avanzati, come quelli europei, dove magari questo modello non è applicato allo stesso modo o non c'è, sia i Paesi più arretrati che devono mettere insieme un sistema per la raccolta dei rifiuti e in particolare dell'olio minerale usato”. C’è poi un aspetto sul quale si concentra l’attenzione del Consorzio. “Il sistema della raccolta nasce negli anni ‘50 con aziende di natura familiare: all'inizio erano veramente imprese piccole, c'era un signore con un motocarro e due fusti dietro che andava a raccogliere l'olio dai meccanici. Adesso le nostre 58 imprese sono aziende con depositi, autobotti, autisti, strumentazioni, ecc…. Però il sistema di impresa familiare, come accade da noi e come è accaduto anche in tanti altri settori dell'imprenditoria italiana, arrivata la terza generazione, comincia ad avere qualche problema. Quindi noi ci stiamo preoccupando di capire quale sarà il futuro di queste imprese familiari, come evolveranno. C'è una mutazione in corso e noi vorremmo accompagnarla: la crisi dell'impresa familiare della terza generazione è un tema che non si può trascurare”, conclude Piunti.