(Adnkronos) - Nell’estate 2019 era una delle tante battute di Trump, a gennaio 2025 si era consolidata in una nuova dottrina, un mese fa quella dottrina è stata cristallizzata nella nuova Strategia di sicurezza nazionale. Ora, con la cattura di Maduro e la dichiarazione dei leader europei, la “presa” della Groenlandia è una questione bollente. Ma cos’è la Groenlandia? Proviamo così: è un territorio autonomo di un regno sovrano europeo, blindato dal diritto internazionale (almeno come lo abbiamo conosciuto nel Novecento) ma esposto geopoliticamente a trattati militari che rendono la presenza americana "costitutiva" della sua sicurezza sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Tutto risale al 1814. Alla fine delle guerre napoleoniche, la Danimarca (alleata dello sconfitto Napoleone) fu costretta a cedere la Norvegia alla Svezia col Trattato di Kiel. Ma il negoziatore danese compì un capolavoro diplomatico: nel testo della cessione, escluse i vecchi possedimenti atlantici norvegesi. Mentre la Norvegia passava agli svedesi, la Danimarca si tenne stretta l'Islanda, le Isole Fær Øer e, appunto, la Groenlandia. È su quel pezzo di carta firmato oltre duecento anni fa che Copenaghen basa ancora oggi la sua legittimità storica. La sovranità danese non rimase incontestata. Nel 1931, la Norvegia occupò la Groenlandia Orientale, sostenendo che fosse terra nullius (terra di nessuno). La disputa finì davanti alla Corte Permanente di Giustizia Internazionale, l'antenata dell’attuale Corte internazionale di Giustizia, che per conto dell’Onu risolve le controversie tra Stati. La sede di entrambe è all’Aja e ha un’architettura e un nome più adatti alle fiabe: Palazzo della Pace. Con la sentenza del 1933, i giudici stabilirono un principio rivoluzionario per le aree remote: per possedere l'Artico non serve presidiare ogni fiordo. Basta l'animus occupandi (l'intenzione di agire come sovrano) e un'amministrazione minima ma effettiva. Quella sentenza chiuse la porta alle pretese norvegesi e blindò la Groenlandia come territorio danese. L'ostacolo più grande per Trump non è geografico, ma costituzionale. Fino al 1953, la Groenlandia era formalmente una colonia. Se fossimo ancora in quell'epoca, la Danimarca avrebbe potuto teoricamente cederla come fece con le Isole Vergini (vendute agli Usa nel 1917). Ma nel 1953, una modifica della Costituzione Danese ha cambiato tutto: l'isola è stata integrata nel Regno come una contea (poi divenuta regione autonoma), e i suoi abitanti sono diventati cittadini danesi a pieno titolo. Questo passaggio rende l’”acquisto", di cui ha parlato il segretario di Stato Marco Rubio con i parlamentari repubblicani, giuridicamente impossibile: uno Stato democratico non può vendere i propri cittadini o il suolo su cui vivono senza il loro consenso. Oggi la Groenlandia è parte della Rigsfællesskabet (la Comunità del Regno), un'unione tra pari, non un possedimento. Qui arriviamo al cuore della realpolitik. Se giuridicamente comanda la Danimarca, militarmente la Groenlandia è già sotto l'ombrello americano. Il Trattato di Difesa del 1951 (Defense of Greenland Agreement), firmato agli inizi della Guerra Fredda e ancora in vigore, concede agli Stati Uniti diritti che assomigliano molto a quelli di un sovrano: gli Usa hanno l'uso esclusivo di vaste zone, come la Base Aerea di Thule (oggi Pituffik Space Base). Situata a 1.200 km a nord del Circolo Polare, è il fulcro del sistema di allerta missilistico americano e del controllo satellitare. Ma le forze Usa hanno sul territorio della Groenlandia diritto di accesso e movimento "senza restrizioni" per operazioni militari, sorvolo e navigazione. All'interno delle aree di difesa, ma questo vale anche negli altri Paesi, vige sostanzialmente la legge militare americana. Trump non ha bisogno di invadere la Groenlandia per usarla: gli Usa sono già lì. La sua proposta di acquisto è il tentativo di togliere di mezzo l’interfaccia politica danese e proiettare (anche ai fini di consenso interno) la versione aggiornata del motto Make America Great Again, in cui si sostituisce “America” con “the Americas”, le Americhe. I suoi sostenitori lo stanno già facendo nei talk show politici su Fox News e NewsMax: non è vero che abbiamo disatteso la promessa di essere isolazionisti, occuparci del nostro backyard non equivale a lanciarci in guerre impossibili come in Afghanistan o Iraq. Come potrebbe concretizzarsi l'acquisto nel 2026? La chiave è a Nuuk, non a Copenaghen. La Legge sull'Autogoverno del 2009 riconosce ai groenlandesi il diritto alla secessione. Se domani votassero un referendum per l'indipendenza, la Danimarca non potrebbe opporsi. La strategia americana non è "comprare dalla Danimarca", ma "finanziare la secessione". Convincere i 57.000 groenlandesi a votare "Sì" all'addio a Copenaghen, promettendo di sostituire il sussidio danese (il Block Grant da circa 600 milioni di dollari l’anno) con una somma ancora più ricca, la promessa di investimenti miliardari e la possibilità di estrarre risorse naturali senza i vincoli ambientali dell’Unione europea (di cui non fa parte) che condizionano i suoi principali partner commerciali. Magari ottenendo uno status ibrido come Puerto Rico: non il 51° Stato americano, ma un territorio con garanzie di sicurezza e finanziarie. Per i groenlandesi, che vivono una crisi economica, tra costo degli alloggi e fuga dei cervelli, e allo stesso tempo una rinascita culturale inuit, il rischio è passare da un partner distante e rispettoso (la Danimarca) a un padrone ingombrante, col timore di fare la fine dei nativi delle praterie o dell’Alaska. Washington sta già investendo in diplomazia culturale, se così vogliamo chiamarla, offrendo borse di studio e mandando in missione JD Vance. Per ora, l'idea di diventare una "portaerei americana" non piace: l'85% ha dichiarato la sua contrarietà. Ma la storia insegna che la sovranità è fluida. (di Giorgio Rutelli)
(Adnkronos) - Manageritalia e Federalberghi hanno sottoscritto il rinnovo del 'Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dirigenti di aziende alberghiere', con decorrenza dal 1° gennaio 2026 e validità fino al 31 dicembre 2028. Il contratto riguarda circa 219 dirigenti in un settore, quello alberghiero, che rappresenta circa il 10,8% del Pil nazionale stando agli ultimi dati Enit. La firma in prossimità della scadenza naturale del contratto (31 dicembre 2025), rappresenta una scelta di responsabilità e di visione strategica, volta a garantire stabilità, continuità e qualità nelle relazioni sindacali. Un segnale forte in un contesto economico ancora incerto, che tutela il potere d’acquisto dei manager e consente alle imprese una pianificazione efficace dei costi del lavoro. Ma le vere novità sono l’ulteriore investimento in welfare e l’innovazione sul tema dell’invecchiamento attivo al lavoro e misure per genitorialità e parità di genere e gli incentivi all’autoformazione. Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, ha dichiarato: “L’intesa raggiunta costituisce un risultato importante per la valorizzazione delle figure manageriali del settore, che svolgono un ruolo essenziale nel presidiare la qualità dei servizi, promuovendo l’innovazione e sostenendo la competitività complessiva dell’ospitalità italiana sui mercati nazionali e internazionali, in una fase economica particolarmente complessa. L’accordo rappresenta, in questa prospettiva, un passo significativo nel rafforzamento del capitale umano manageriale, fattore imprescindibile per accompagnare lo sviluppo sostenibile e l’evoluzione del sistema turistico, uno dei principali asset del Paese”. Giuseppe Roscioli, vicepresidente vicario di Federalberghi e presidente della Commissione sindacale, ha aggiunto: “Diamo una valutazione positiva di questo rinnovo contrattuale, che conferma l’impegno di Federalberghi nel dare continuità alla politica di aggiornamento e valorizzazione del dialogo sociale nel settore. Si tratta di un risultato che testimonia la volontà della nostra Federazione di garantire equilibrio, coerenza e responsabilità nei confronti dei propri interlocutori sindacali, nel solco della collaborazione che da sempre contraddistingue i rapporti con la rappresentanza dei manager del comparto”. Marco Ballarè, presidente di Manageritalia, ha dichiarato: “Questo rinnovo rappresenta un passo fondamentale per rafforzare la competitività dell’intero comparto alberghiero e turistico, un settore strategico per l’economia nazionale e per l’immagine del nostro Paese nel mondo. Abbiamo lavorato per costruire un accordo equilibrato, che consenta ai dirigenti di recuperare parte degli effetti dell’inflazione degli ultimi anni senza gravare in modo eccessivo sulle imprese, già impegnate in un contesto di forte trasformazione e crescente complessità gestionale. Con la firma di oggi aggiungiamo un tassello importante al nostro impegno per valorizzare la leadership manageriale nell’ospitalità, puntando su welfare, qualità del lavoro e strumenti innovativi per accompagnare l’evoluzione del settore. Abbiamo voluto dedicare particolare attenzione anche al tema dell’invecchiamento attivo, riconoscendo il ruolo prezioso dei dirigenti senior che, attraverso percorsi strutturati di tutoraggio e mentoring, potranno trasmettere competenze ed esperienza alle nuove generazioni, contribuendo così alla crescita professionale e alla continuità del know-how nelle aziende alberghiere”. Monica Nolo, Vicepresidente di Manageritalia e capo delegazione sindacale, ha proseguito: “Questo contratto che viene siglato prima della scadenza è un gesto concreto che rafforza il ruolo della contrattazione e mette al centro la qualità del lavoro e delle relazioni sindacali moderne. E' una scelta di responsabilità e visione: non solo si riconosce il valore della managerialità come elemento alla base dello sviluppo delle imprese, ma si guarda avanti investendo sul welfare e fornendo nuovi strumenti per accompagnare il ricambio generazionale in azienda: sono segnali politici e culturali di grande valore”. I punti chiave dell’accordo. Incremento retributivo: aumento lordo mensile a regime di 690 euro, suddiviso in tre tranche di pari importo (230 euro) che scatteranno il 1° gennaio di ogni anno, dal 2026 al 2028. Aumento di 110 euro del valore del vitto e dell’alloggio. Welfare contrattuale rafforzato: credito welfare annuale di 1.500 euro, potenziamento del fondo Mario Negri, conferma dei valori di universalità delle coperture assicurative dell’Antonio Pastore, revisione delle agevolazioni contributive contrattuali. Nuove tutele sociali e demografiche: innovazione sul tema dell'invecchiamento attivo, che supporta lo scambio intergenerazionale permettendo ai dirigenti vicini alla pensione di continuare ad operare con funzioni di tutoraggio dei colleghi più giovani, sostegno alla genitorialità e mantenimento della copertura sanitaria per dirigenti con gravi patologie. Formazione e politiche attive: promozione dell’auto-formazione e estensione dell’ambito di applicazione delle Politiche attive per la ricollocazione. Equità e trasparenza: misure per la parità di genere, la trasparenza retributiva e il contrasto al dumping contrattuale.
(Adnkronos) - Soddisfazione da parte dell’industria italiana del Gnl rappresentata da Assogasliquidi-Federchimica per l’avvenuta pubblicazione oggi del decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, datato 24 ottobre, che definisce criteri di riparto del Fondo da 590 milioni di euro per la strategia di mobilità pesante sostenibile. Il decreto era molto atteso dal comparto perché stabilisce l'entità delle risorse destinate al rinnovo del parco veicolare per il settore dell’autotrasporto merci nel quinquennio 2027-2031. "Il raggiungimento di questo obiettivo è il risultato di un'intensa e proficua attività di sensibilizzazione e confronto tecnico portata avanti con determinazione anche dalla nostra associazione, in sinergia con le associazioni rappresentative Anfia e Anita" commenta Matteo Cimenti, Presidente di Assogasliquidi-Federchimica. "Esprimiamo vivo apprezzamento – sottolinea Cimenti – per l’operato del Ministro Salvini e delle competenti Direzioni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il loro lavoro ha permesso di tradurre in realtà una visione strutturale del sostegno al settore dei trasporti". "Il decreto – aggiunge Costantino Amadei, Presidente del Gruppo Gnl di Assogasliquidi - rappresenta un tassello decisivo nell’opera di rappresentanza del settore del Gnl, attività che abbiamo avviato oltre dieci anni fa. L’adozione di una programmazione pluriennale e strutturale dei fondi risponde pienamente alle istanze presentate dall’Associazione a più riprese al decisore pubblico. Il provvedimento – continua Amadei - contribuirà in modo determinante alla ripresa sostanziale delle immatricolazioni di mezzi pesanti alimentati a Gnl e bioGnl, carburanti immediatamente disponibili e tecnologicamente maturi, decisivi per la politica energetica nazionale e per il conseguimento degli obiettivi europei di decarbonizzazione del trasporto pesante". Proprio per garantire che la misura sia indirizzata al rinnovo del parco a favore dei carburanti alternativi, in vista dei futuri passaggi normativi, Assogasliquidi richiama l’attenzione sulla necessità di prevedere, nei prossimi decreti attuativi, specifiche premialità per le imprese di autotrasporto che scelgono virtuosamente di investire nel rinnovo della flotta con mezzi alimentati a Gnl e bioGnl. "Siamo certi – conclude Amadei - che anche nella successiva fase attuativa non mancherà l’attenzione del Ministero dei Trasporti e del Governo tutto, verso le Imprese impegnate a investire nella crescita della disponibilità dei mezzi alimentati a Gnl e bioGnl e delle infrastrutture di stoccaggio e distribuzione di tali carburanti, una vera eccellenza industriale a livello internazionale".