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(Adnkronos) - Il Milan torna in campo in Serie A. Oggi, giovedì 15 gennaio, i rossoneri affrontano il Como in trasferta nel recupero della 16esima giornata di campionato (saltata a causa della Supercoppa in Arabia) dopo il pareggio agguantato in extremis contro la Fiorentina. Anche la squadra di Fabregas arriva da un pari, quello contro il Bologna. Ecco orario, probabili formazioni e dove vedere la partita in tv e streaming. Ecco le probabili formazioni di Como-Milan, in campo stasera alle 20:45: Como (4-2-3-1) Butez; Van der Brempt, Diego Carlos, Kempf, Moreno; Perrone, Da Cunha; Vojvoda, Paz, J. Rodriguez; Douvikas. All. Fabregas Milan (3-5-2) Maignan; Tomori, Gabbia, De Winter; Saelemaekers, Fofana, Modric, Rabiot, Bartesaghi; Leao, Pulisic. All. Allegri Como-Milan sarà disponibile su Dazn, ma anche su Sky per gli abbonati con Zona Dazn (canale 214). Partita visibile in streaming sull'app di Dazn.
(Adnkronos) - “La soluzione, a mio modo di vedere, passa innanzitutto dalla formazione. Dobbiamo mettere insieme le imprese, il tessuto scolastico e i giovani, ma non solo: è fondamentale anche riqualificare i diversamente giovani, come gli over 55. Solo così riusciremo a mantenere l’occupabilità e garantire la sostenibilità del sistema". Queste le parole di Gabriele Fava, presidente dell'Inps, durante il convegno 'Work shortage e sfida demografica: verso un nuovo paradigma del lavoro', presso Palazzo Wedekind, a Roma. L'iniziativa di Federmanager e dell’associazione allievi Sna, mira ad analizzare l’impatto dell’andamento demografico su un mondo del lavoro in continua evoluzione. “Aiutare le imprese a essere competitive, migliorare stipendi compatibilmente alla produttività e accompagnare i giovani con strumenti chiari come l’estratto conto contributivo costituiscono i pilastri per un futuro stabile e gratificante sul piano professionale”, ha spiegato Fava. Il presidente Inps ha sottolineato anche l’importanza di strumenti digitali e servizi personalizzati per i più giovani: “Abbiamo lanciato un portale dedicato ai giovani, che offre circa 50 servizi personalizzati. In pochi mesi abbiamo registrato oltre 2 milioni di accessi reali. Presto partirà una campagna di educazione previdenziale mirata, con un linguaggio chiaro e diretto, per accompagnare i ragazzi nel mondo del lavoro, personale, sociale e professionale, rendendo l’inserimento credibile e trasparente”.
(Adnkronos) - In Italia piove meno ma in modo più violento. È questo il quadro delineato da un nuovo studio dell’Università di Pisa, firmato da Marco Luppichini e Monica Bini del Dipartimento di Scienze della Terra e pubblicato sulla rivista internazionale Atmospheric Research. La ricerca ha analizzato per la prima volta oltre 200 anni di dati pluviometrici provenienti da archivi storici e reti strumentali moderne per ricostruire l’evoluzione delle piogge in sei grandi aree climatiche italiane. Dai risultati emerge che le minori quantità di pioggia si registrano soprattutto in Pianura Padana e nell’Alto Adriatico, con tre grandi minimi storici attorno al 1820, 1920 e 1980. Gli eventi più estremi, cioè i picchi di maggiore intensità delle precipitazioni, emergono nella stessa area con valori massimi intorno al 1870, 1930 e 2003. Un aumento marcato dell’intensità delle precipitazioni riguarda anche le regioni liguri-tirreniche, comprese Toscana e Lazio, lungo tutto il periodo dal XIX secolo a oggi. Secondo lo studio, la causa principale di questo cambiamento è il riscaldamento globale, che sta modificando il modo in cui circolano le masse d’aria sopra l’Europa e il Mediterraneo. Le perturbazioni atlantiche arrivano meno spesso in Italia perché alcune grandi configurazioni atmosferiche, come l’anticiclone delle Azzorre, sono diventate più forti e bloccano le piogge. Allo stesso tempo, si è indebolito il sistema ciclonico del Golfo di Genova, che normalmente porta molta della pioggia nella penisola. Al quadro si aggiunge un Mediterraneo sempre più caldo che genera umidità ed energia a livello atmosferico: questo non fa aumentare la pioggia, ma rende le singole precipitazioni più intense e violente. “Questa combinazione, meno piogge ma più intense, delinea scenari futuri complessi - spiega Marco Luppichini - da un lato, il calo della precipitazione media riduce la capacità di ricarica delle falde, accentua la siccità estiva e mette sotto pressione i sistemi idrici, soprattutto nelle zone più popolate e agricole come la pianura Padana, le regioni tirreniche e l’entroterra appenninico. Dall’altro, l’aumento dell’intensità degli eventi meteorici amplifica la possibilità di frane, alluvioni improvvise e sovraccarichi delle infrastrutture urbane, con ricadute già oggi osservabili in molte aree del Nord-Ovest e del Tirreno centrale”. Nel dettaglio, negli ultimi due secoli l’andamento nelle sei grandi aree climatiche italiane è simile, anche se con intensità diverse. Nelle Alpi la quantità di pioggia è rimasta nel complesso stabile, ma sono aumentati gli episodi più intensi. La Pianura Padana e l’Alto Adriatico sono l’area dove il cambiamento è più evidente, con forti cali delle precipitazioni totali e un aumento continuo dell’intensità. L’Adriatico centro-meridionale ha visto una diminuzione delle piogge e una forte variabilità dell’intensità, che risale negli ultimi vent’anni. Le regioni liguri e tirreniche mostrano un leggero ma costante calo delle precipitazioni e un aumento regolare della loro intensità. Nell’Appennino centro-meridionale le piogge diminuiscono nettamente dal Novecento, mentre l’intensità cresce in modo irregolare. Anche il Sud e la Sicilia confermano il trend nazionale: dopo un primo aumento, le piogge totali si stabilizzano e calano negli anni Ottanta, mentre l’intensità cresce soprattutto negli ultimi decenni. “Comprendere queste dinamiche è fondamentale per progettare misure di adattamento efficaci - conclude Bini - A causa del riscaldamento globale, gli andamenti che abbiamo rilevato nelle serie storiche potrebbero accentuarsi nei prossimi decenni rendendo lo scenario futuro ancora più instabile, con meno piogge ed episodi più estremi”.