(Adnkronos) - Scherzo telefonico di Mattia Bellucci a Flavio Cobolli. "Penso di smettere di giocare a tennis", inizia così la telefonata, nell'ultima puntata di Time Break tra il tennista azzurro e il connazionale, trascinatore nell'ultimo trionfo di Coppa Davis, in un video diventato rapidamente virale su X. "Non me l'aspettavo", è la prima reazione sorpresa di Cobolli. "Mi è venuta un'idea per il mio futuro", continua Bellucci, "cioè aprire dei food truck ai tornei. Vorrei servire ad esempio la carbonara, e ti chiamo proprio per questo", "vuoi che ti aiuto sulla ricetta della carbonara?", ha risposto Cobolli, sempre più incredulo. "No sulla ricetta no, so che non sei un grande chef, però sei romano e hai un volto che sarebbe necessario per la mia iniziativa", ha continuato Bellucci. "Ma questa decisione è definitiva? Cioè è ufficiale", ha chiesto Cobolli, mentre Bellucci faticava a trattenere le risate. "Capisco il tuo dispiacere", ha replicato, "ma sarei potuto diventare un problema per te in futuro. Mi dovresti aiutare anche economicamente, sarebbe un investimento: 60 mila euro per iniziare. Mi aiuti o no?". Cobolli fatica a rispondere, farfuglia qualcosa imbarazzato e alla fine dice di parlare con il padre. "Magari organizziamo una videochiamata a tre", dice Bellucci, ma è qui che lo scherzo viene svelato, con l'azzurro che ha una reazione, tutto sommato, sobria: "Ma andatevene a f*****o".
(Adnkronos) - Esperti delle scuole, dell'accademia, dell'associazionismo e della legislazione - di fronte a un pubblico interessato composto da più di 200 docenti e dirigenti - si sono confrontati oggi nella sala Aldo Moro del ministero dell'Istruzione e del Merito per fare il punto sulla riforma che ha fatto dell'Italia il primo Paese al mondo in tema di diritto allo studio degli alunni con disabilità, al cospetto del sottosegretario di stato Paola Frassinetti che ha una espressa delega sul tema. Nel corso del convegno 'Educare all’inclusione, 50° anniversario del documento Falcucci', organizzato da Eurosofia, è stato ricordato come l'abolizione delle classi differenziate, attuata nel 1977 con la Legge 104 del 1992, abbia rappresentato il pilastro su cui si è confrontato il Parlamento italiano fino al decreto delegato della legge 107 del 2015 per cercare di realizzare una scuola inclusiva, a partire dalla figura centrale del docente specializzato in attività di sostegno. Di recente, un nuovo impulso alla riflessione, dopo anche le diverse pronunce della magistratura nazionale, è giunto a seguito del reclamo collettivo accolto dal Comitato europeo dei diritti sociali e presentato da Anief nel 2021. Marcello Pacifico, nelle vesti di presidente dell'Accademia del Cesi, ha ricordato come “dopo i recenti interventi che stanno specializzando più di 60 mila docenti, per lo più precari o già specializzati all'estero, a fronte di una popolazione studentesca con disabilità certificata che è cresciuta negli ultimi anni fino ad arrivare alla quota di oltre 350 mila unità su 7 milioni di studenti, esista oggi il bisogno estremo di intervenire sulla trasformazione dei troppi posti in deroga assegnati per più anni alle scuole in organico di diritto”. La continuità didattica che vede ogni alunno al centro del processo di costruzione del curricolo da parte di tutto il Consiglio di classe, dopo il provvedimento tampone di conferma di quasi 50 mila docenti supplenti da parte delle famiglie, necessita dunque di un deciso intervento dello Stato per la assegnazione ai ruoli di molti dei 120 mila posti nell'ultimo anno affidati in supplenza. Parimenti, bisogna investire sulla formazione continua senza avere pregiudizi sull'uso delle nuove tecnologie, in ultimo l’intelligenza artificiale. Al convegno odierno hanno partecipato, oltre al sottosegretario Paola Frassinetti, il rettore Pier Paolo Limone dall'Università telematica Pegaso, il professore Michele Todino dell'Università degli Studi di Salerno, i professori Evelina Chiocca e Ernesto Ciracì, l'avvocato Miceli Walter e Eurosofia che con Cristina Ferrara hanno contribuito al successo dell'evento.
(Adnkronos) - «Rendere il territorio più sano, più pulito e più biodiverso»: con questo obiettivo, cinque anni fa, è nato il Consorzio Forestale KilometroVerdeParma, che oggi celebra un traguardo storico con la messa a dimora del 100.000° albero. A sottolinearne il valore è Maria Paola Chiesi, presidente del Consorzio Forestale KilometroVerdeParma che definisce il risultato tutt’altro che scontato. «Ci siamo dati un obiettivo quantitativo perché è importante avere dei traguardi. Centomila alberi in cinque anni sembravano una sfida ambiziosa, e invece ce l’abbiamo fatta», afferma. Un successo reso possibile, spiega Chiesi, «grazie alla collaborazione delle istituzioni, dei privati, delle aziende, dei cittadini e delle associazioni», che rende questo risultato «il simbolo di una comunità che si prende cura di se stessa e del proprio territorio». La posa del Ginkgo biloba in viale Du Tillot segna anche l’avvio di un nuovo progetto: la nascita dell’arboreto urbano di Parma, concepito come museo a cielo aperto dedicato alla cura del territorio e alle generazioni future. È un Ginkgo biloba, pianta antichissima e straordinariamente resistente, a rappresentare il significato profondo del 100.000° albero piantato dal progetto KilometroVerdeParma. «La scelta non è casuale -spiega Maria Paola Chies-. Il ginkgo ci lega alla storia del pianeta: cresce lentamente, diventa imponente, ed è il simbolo di un amore per il territorio che richiede tempo ma si costruisce in modo solido». Chiesi ha aggiunto che l’albero messo a dimora in viale Du Tillot è anche il primo tassello dell’arboreto urbano, destinato a diventare «una grande biblioteca di alberi, con centinaia di specie diverse». Un progetto che guarda lontano e che nasce dalla partecipazione condivisa di cittadini, bambini, istituzioni e partner. «Prendersi cura oggi del territorio significa costruire benessere, qualità della vita e futuro per le generazioni che verranno», conclude.