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(Adnkronos) - Donald Trump vuole la Groenlandia, gli Stati Uniti hanno bisogno dell'isola per la sicurezza nazionale. "Se non la prendiamo noi, la prenderanno Russia o Cina", ha detto e ripetuto il presidente degli Stati Uniti, accendendo ripetutamente i riflettori sulla presenza di navi di Mosca e Pechino al largo delle coste dell'isola artica, territorio autonomo controllato dalla Danimarca. L'allarme di Trump si è rivelato talmente efficace da stimolare la reazione della Russia. Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, ha colto la palla al balzo per un intervento destinato a vivacizzare ulteriormente il quadro diplomatico: "Trump deve affrettarsi. Secondo informazioni non verificate, tra pochi giorni potrebbe svolgersi un referendum improvviso, in cui tutti i 55.000 residenti della Groenlandia potrebbero votare per l'adesione alla Russia. E poi è finita", il messaggio di Medvedev, quasi a spargere sale sulla ferita. "Nessuna nuova stella sulla bandiera. E la Russia avrà un nuovo - già il 90° - soggetto federale". La provocazione che arriva da Mosca non è destinata ad incidere sullo scenario in evoluzione. Mercoledì, il segretario di Stato americano Marco Rubio incontrerà il ministro degli Esteri danese, Lars Løkke Rasmussen. Il meeting potrebbe essere l'occasione per illustrare al numero 1 della diplomazia di Washington l'offerta per convincere Trump: la presenza militare degli Stati Uniti sull'isola si potrebbe ampliare decisamente, con la creazione di altre basi. La Nato farebbe la propria parte varando un programma di sicurezza, come prospettato in particolare da Londra, con la presenza di soldati dell'Alleanza sull'isola - sotto il controllo degli Stati Uniti - per fronteggiare eventuali ambizioni russe e cinesi. Infine, si ridarebbe linfa alla dichiarazione firmata nel 2004 a Igaliku, proprio in Groenlandia: nella nuova era si getterebbero le basi per una più stretta cooperazione economica con gli Stati Uniti, con probabile corsia preferenziale per le terre rare. L'atto siglato 21 anni fa ampliava l'Accordo di Difesa della Groenlandia firmato nel 1951 e delineava l'ulteriore perimetro di cooperazione economica, tecnica e ambientale. La dichiarazione permetteva agli Stati Uniti di sviluppare la base aerea di Thule senza possibilità di veto da parte di Danimarca e Groenlandia. Con l'intesa, gli Usa hanno riconosciuto la Groenlandia come parte integrante della Danimarca e al tempo stesso territorio dotato di autonomia. Quest'ultimo punto, per Trump, va sostanzialmente cancellato: "Noi puntiamo ad acquisire la Groenlandia, non pensiamo a soluzioni provvisorie o leasing". Tutto o... tutto, quindi. "È importante essere assolutamente chiari: la Groenlandia fa parte del Regno di Danimarca e della Nato attraverso il Commonwealth. Ciò significa che la nostra sicurezza e difesa appartengono alla Nato", ha ribadito a stretto giro il premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen in un post su Facebook, evidenziando che "questa è una linea fondamentale e ferma".
(Adnkronos) - "In Italia per i locali da ballo abbiamo norme più stringenti rispetto a quelle elvetiche. I locali da intrattenimento devono avere una capienza ben precisa e devono esserci sempre gli addetti alla sicurezza e idonei per l'antincendio e al pronto soccorso. Senza dimenticare le uscite di sicurezza. E serve la prevenzione incendi rilasciata dai vigili del fuoco. In un locale a norma in Italia quindi, nel caso di un principio d'incendio, è difficile che prenda a fuoco qualcosa. Non può succedere una tragedia come quella avvenuta in Svizzera". Così intervistato da Adnkronos/Labitalia, Filippo Grassi, responsabile locali da ballo e discoteche di Fiepet Confesercenti nazionale, su quanto avvenuto a Crans-Montana in Svizzera in occasione dei festeggiamenti per il Capodanno e dopo le accuse rilanciate dall'ambasciatore Gian Lorenzo Cornado. Grassi ribadisce che per essere a norma in Italia i locali da ballo devono avere "l'uscita in sicurezza, ambienti alti, materiale ignifugo. E poi ci devono essere addetti alla sicurezza che oltre ad assicurarsi che i ragazzi non facciano danni, devono agire in caso di principio d'incendio o per pronto soccorso, sono preparati con tesserino prefettizio a risolvere tutte le problematiche che ci sono". Quindi per Grassi in Italia "i locali da ballo, ma in generale chi fa manifestazioni è preparato a questo: concerti, eventi sportivi, palazzetti, sono tutti autorizzati ad avere una capienza e ad avere norme di sicurezza molto stringenti, antincendio soprattutto", aggiunge. In conclusione "su quanto avvenuto in Svizzera credo si siano sommate tante tante cose che non sono andate per il verso giusto. Non sappiamo se il locale era a norma per fare intrattenimento. Le leggi elvetiche non sono quelle italiane, ma il soffitto da quello che mi è parso di vedere era molto basso. Poi essendo in una palazzina hanno risolto il problema acustico con il materiale fono assorbente, ma il materiale usato probabilmente non era ignifugo. E magari lì non c'era nemmeno la ditta per la sicurezza a spingere l'incendio, perché ho visto i ragazzi che facevano foto o video", spiega Grassi. Ma anche in Italia i pericoli, al di fuori delle normative, avverte Grassi, non mancano. "Da tempo denuncio le feste abusive, e l'ho fatto presente anche al sottosegretario all'Interno Prisco. Purtroppo quando si arriva a Capodanno ma anche a Carnevale o Halloween, vista la pressione della domanda, c'è un proliferare di feste e festicciole e questo fa sì che non sempre siano svolte in locali appropriati, con tutte le norme di sicurezza previste nel nostro Paese. E quindi anche in Italia se non vai in un locale a norma ma vai in un garage a fare festa può succedere la stessa cosa avvenuta in Svizzera", conclude. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - Più caldo e, insieme, una riduzione media delle precipitazioni entro la fine del secolo in tutto il bacino del Mediterraneo e in Italia dove questi cambiamenti saranno accompagnati da un marcato incremento della frequenza degli eventi estremi con temporali intensi e alluvioni improvvise soprattutto durante la stagione autunnale sulle Alpi. È quanto emerge da uno studio Enea. “Abbiamo utilizzato proiezioni climatiche regionali ad altissima risoluzione (fino a 5 km) che, come una lente di ingrandimento, ci hanno permesso di conoscere con estrema precisione gli impatti attesi al 2100, soprattutto in relazione agli eventi estremi e ai fenomeni locali - spiega la coordinatrice dello studio Maria Vittoria Struglia, ricercatrice del Laboratorio Enea Modelli e servizi climatici - Le proiezioni climatiche regionali sono uno strumento estremamente utile per stimare in modo più affidabile gli impatti del cambiamento climatico su scala locale. Consentono inoltre di progettare strategie di adattamento mirate, che tengano conto delle specificità territoriali e stagionali”. Il team Enea ha realizzato simulazioni sia per il clima passato (1980-2014), utili a quantificare le variazioni già in atto, sia per il clima futuro (2015-2100), utilizzando tre scenari socioeconomici e climatici di riferimento. Gli scenari spaziano da quelli in cui vengono attuate politiche di sostenibilità ambientale a quelli in cui le politiche di decarbonizzazione non sono centrali nei modelli di sviluppo. Sulla base di queste proiezioni, sono stati stimati gli effetti del cambiamento climatico sulla temperatura superficiale e sulle precipitazioni in Italia. Secondo lo studio, nelle aree montuose si prevede un aumento delle temperature estive con punte fino a +4,5 °C e fino a +3,5 °C in autunno nello scenario a più elevato impatto. Si tratta di un riscaldamento significativo che, in queste zone, non è riprodotto dai modelli globali a bassa risoluzione. Sul fronte delle precipitazioni il clima tenderà a diventare generalmente più secco in tutte le stagioni, in particolare durante l’estate. Tuttavia, nei due scenari più critici, ci si attende un aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi soprattutto sull’Italia settentrionale e, in particolare, nelle zone alpine e subalpine. Entrando nel dettaglio delle elaborazioni Enea, alla fine del secolo (2071-2100), in inverno si potrebbe verificare un aumento dell’intensità delle precipitazioni soprattutto nelle Alpi occidentali, a differenza delle Alpi orientali dove si registra una lieve diminuzione; mentre nell’Italia meridionale l’intensità diminuirà, con un calo particolarmente marcato sui rilievi principali della Sicilia. In primavera il quadro è simile a quello invernale, ma con un aumento più diffuso dell’intensità sull’intero arco alpino. In estate viene rilevata una diminuzione generalizzata dell’intensità delle precipitazioni estreme, soprattutto lungo le coste tirreniche. In autunno, nello scenario più severo, infine, si registra un aumento significativo dell’intensità delle piogge estreme su gran parte del territorio italiano, con incrementi più marcati nelle aree in cui gli impatti climatici previsti risultano già più intensi (Nord Italia). La simulazione regionale ad alta risoluzione mostra un cambiamento delle precipitazioni diverso - e in alcune aree persino opposto - rispetto a quanto previsto dal modello globale a bassa risoluzione. “Negli ultimi anni, lo sviluppo di tecnologie sempre più potenti ha reso possibile proiezioni climatiche regionali molto più dettagliate che hanno permesso di valutare gli impatti locali del cambiamento climatico e dei rischi connessi al clima, nonché supportare politiche di adattamento e mitigazione. Questo rappresenta un progresso significativo per la regione mediterranea, un hotspot climatico caratterizzato da una morfologia fortemente eterogenea (un bacino semi-chiuso circondato da rilievi montuosi alti e complessi), che richiede analisi ad alta risoluzione. La regione è infatti particolarmente vulnerabile agli impatti di fenomeni meteorologici estremi su scala locale, che possono influenzare in modo significativo il benessere e l’economia delle comunità locali”, conclude Struglia.